Le case e noi

Tra i finalisti del Premio Campiello 2021 figurava il bel libro di Andrea Bajani, Il libro delle case

Ci riguardano profondamente le case che abitiamo, rispecchiano il nostro modo di essere, di vedere, di sentire. Non è un processo immediato, non tutte le case che abitiamo diventano nostre, ci vuole tempo, ma con il tempo quelle pareti, il pavimento, la metratura delle stanze, l’esistenza o no del corridoio, l’open space minuscolo che accompagna chi non ha troppe possibilità economiche, diventa parte della nostra storia, della nostra anima, del nostro modo di essere, delle nostre scelte e delle nostre paure.

Open space,  la maggior parte delle volte significa, nell’architettura moderna, uno spazio di circa cinquanta metri quadri, suddiviso in spazi aperti, appunto, con la cucina a vista sul soggiorno, e porta del bagno e della stanza da letto, a vista anch’esse. Serve per single, ma spesso ci si vive in due, nella peggiore delle ipotesi anche in tre.

Nonostante ciò può essere vissuta, da coloro che per necessità la abitano, e a seconda dei momenti e delle fasi nelle quali ci si trova a vivere in essa, come la casa del volo, dell’indipendenza, della giovinezza attiva, di quando, se non si appartiene alle classi sociali agiate, dal proprio lavoro si riesce a trarre il necessario per vivere. Ecco allora che l’acquisto di una casa, seppure open space da 50mq, ti inserisce a pieno titolo nei ranghi della società, con un tuo ruolo definito, un indirizzo preciso che diventa lentamente il tuo spazio, proprio tuo, che riesci a ritrovare in quello più grande del quartiere , e poi della città e del territorio dove la città sorge, e se si vuole pensare in termini politico amministrativi, della Regione e dello Stato, ma, per fortuna, infine, del mondo. La casa ci isola ma, insieme, ci ricongiunge al mondo, in essa possiamo ritrovarci, anche a distanza di anni da quando non la si abita più, perché una parte di noi non l’ha mai lasciata, anche se ora vi abitano delle persone a noi totalmente estranee.

Di questo parla il libro di Bajani, in un tentativo di scoprire attraverso quei luoghi quell’essenza di sé che ancora, forse, ci sfugge. E’ un processo che molto probabilmente dura tutta la vita, per coloro che cercano, che non si accontentano di dare tutto per scontato.

E’ una biografia, Il libro dellle case, raccontata ricordando quegli angoli che hanno accolto il protagonista, le finestre con le loro vedute più o meno anguste, la tartaruga che gli ha fatto compagnia durante l’ infanzia, i cui comportamenti riconosce, a distanza di anni, come metafora  dei propri, i letti nei quali ha dormito e le persone che hanno condiviso con lui la stanza della notte o, forse, del sonno, ma anche dei sogni, a volte degli incubi propri e altrui.

Ad ogni casa corrisponde un anno ed una stessa casa può essere chiamata in modi diversi a seconda dell’esperienza che se ne vuole raccontare, così come una qualsiasi esperienza, degna di essere ricordata, può essere nominata con il nome di una casa.

Perché, poi, è vero anche che ci si può sentire a casa senza essere circondati da pareti.

E, poiché la lettura di un libro importante, per intenderci, non di semplice svago, porta sempre con sé una riflessione che riguarda anche la biografia e la sensibilità del lettore, ecco qui che, con immagini, propongo  una casa che è mia,

La casa del mare, 2021

Articolo e foto a cura di M. Tiziana Fois

 

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