Mimì Capatosta

Ho conosciuto Tiziana Barillà, l’autrice di questo libro, che  proprio in questi giorni viene presentato in giro per l’Italia e la Spagna, in occasione della lettura di quella che credo possa essere considerata la sua  prima  opera pubblicata, Don Quijote de la Realidad: Che Guevara e il Guevarismo.

Non so se è per abilità dell’autrice, o dipenda dai temi trattati, quello che è certo è che la vicenda umana e politica di entrambi i personaggi da lei affrontati, pur essendo profondamente concreta, reale, in quanto accaduta, storica, perché già è entrata a far parte della Storia, diventa emozionante quanto un romanzo. Qui si parla di libri, chiaro, i libri sono letti dai lettori, ogni  lettore sappiamo è diverso e i diversi lettori provano emozioni differenti per  differenti situazioni.

Poniamo allora un lettore che abbia profondamente a cuore un ideale di mondo diverso da quello che giornalmente ci troviamo a vivere, un lettore con uno spiccato senso critico, un lettore che straveda per i romanzi del realismo magico degli scrittori latinoamericani, ma si lasci travolgere anche dalla critica feroce della società americana proposta dai romanzi di Philip Roth e si incanti per la maestria dell’analisi psicologica veicolata da quella intensa tecnica letteraria chiamata flusso di coscienza degli scrittori inglesi del primo Novecento, un lettore appassionato dalla ricerca di una qualche corrispondenza tra l’ideale e la realtà, un lettore fiducioso nel potere della parola, nella bellezza di una costruzione logica che restituisca realtà a valori umani universali, ecco, quel lettore troverà questo libro di Tiziana Barillà, ricco di emozioni; quel lettore non potrà non commuoversi di fronte al semplice desiderio di essere di aiuto a coloro che hanno subito ingiustizie, a coloro che hanno avuto la forza di credere, nonostante tutto il mondo sembrava perseguire il contrario, in un sogno di riscatto da una condizione umana invivibile.

Scopriamo così, all’inizio del racconto che Tiziana Barillà fa della vicenda di Mimmo Lucano, Sindaco di Riace, che Lucano non è neppure stato il primo ad avere aperto le porte ai profughi dei paesi in guerra del medio oriente. Scopriamo che è all’alba del 1 luglio del 1998 che un veliero diretto verso l’Europa fa tappa, imprevista, a Riace, sulla costa ionica calabrese.  Su quel veliero si trovano uomini, donne e bambini provenienti dall’Iraq, dalla Siria e dalla Turchia. Sono curdi che scappano dalle persecuzioni alle quali da anni venivano sottoposti in quei paesi nei quali rappresentavano una minoranza. E se è vero che delle persecuzioni avevamo tutti sentito parlare, è vero anche che la notizia dell’accoglienza avuta da quei profughi in terra calabrese era sfuggita a molti. L’arrivo di quel veliero è importante, ma non è il primo. Altri sbarchi erano avvenuti durante quell’anno e i riacesi, come altri calabresi della costa ionica, si erano dovuti ingegnare  per dare prima accoglienza a coloro che su questa nuova terra, in questo nuovo paese non avevano nulla. Tra coloro che aiutavano ad accogliere quei primi profughi vi era anche Domenico Lucano, non ancora sindaco ma impegnato già da ragazzo nella politica della sinistra di allora.  Riporta le sue parole Tiziana Barillà:

Ero arrabbiato, avevamo sotto gli occhi la politica dei paesi ricchi, che creano una situazione tanto difficile da spingere la gente a partire dal loro paese. Sono vittime. Non ero ancora sindaco ma volevo impegnarmi per aiutare questi sfortunati. Non assisterli, ma trovare loro case, lavoro, condizioni di vita decenti. E’ allora che abbiamo cominciato a sognare. Mentre vedevamo Riace Marina affollata durante la stagione estiva e Riace Superiore, la parte antica del comune, addormentata, svuotata dei suoi abitanti partiti a lavorare al Nord, in America o sistemati sul lungomare. E se questi profughi ci aiutassero a svegliarla? Se grazie a loro le vie potessero tornare alla vita, se si potesse sentire ancora la gente parlare e i ragazzi ridere?

e continua il suo racconto precisando qualcosa sui nuovi arrivati:

In queste donne, uomini e bambini che arrivano dal Kurdistan turco, iracheno e siriano, Lucano vede subito i suoi nuovi concittadini. Sa che fuggono dall’esercito di Ankara o dai gas di Saddam. Conosce la persecuzione contro il popolo curdo e sa che è senza tregua, soprattutto per i militanti politici.

Quindi i curdi sono tra i primi a condividere con i calabresi una nuova esperienza di accoglienza, senza nessuna pubblicità, allora, o propaganda di destra o di sinistra, è la gente comune che conosce direttamente il fenomeno attraverso i suoi protagonisti e, accogliendoli, diventa essa stessa protagonista di un evento che col tempo diventerà problema politico.

Questo è uno degli aspetti di cui si parla poco e che nella ricostruzione fatta da Tiziana Barillà acquista il suo senso, essendo inserito in un processo iniziato più di vent’anni fa.

Continuando nella lettura veniamo a conoscenza delle diverse fasi della trasformazione che ha portato i paesi come Riace, e Riace stesso, ad essere avamposti di integrazione per molte delle persone protagoniste e vittime allo stesso tempo dei flussi migratori degli anni recenti.

Veniamo a sapere anche degli interventi legislativi man mano adottati, della rete dei Comuni Solidali nazionale (Recosol), dei progetti SPRAR

(A partire dalle esperienze di accoglienza decentrata e in rete, realizzate tra il 1999 e il 2000 da associazioni e organizzazioni non governative, nel 2001 il Ministero dell’Interno Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, l’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR) siglarono un protocollo d’intesa per la realizzazione di un “Programma nazionale asilo”. Nasceva, così, il primo sistema pubblico per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, diffuso su tutto il territorio italiano, con il coinvolgimento delle istituzioni centrali e locali, secondo una condivisione di responsabilità tra Ministero dell’Interno ed enti locali.) da qui

delle possibilità date da questi interventi e di come in Calabria, a Riace, ma anche in altri paesi limitrofi, abbiano sfruttato al meglio le risorse facendo rinascere borghi altrimenti destinati ad essere spopolati, senza togliere niente a nessuno ma ricorrendo alla creatività e all’inventiva di ogni singolo partecipante nella realizzazione di nuove comunità interculturali, multietniche, vive e solidali.

Veniamo a sapere di come i curdi siano stati sostituiti negli anni più recenti dai migranti provenienti dagli Stati dell’Africa e di come anch’essi abbiano trovato l’accoglienza e la possibilità di vivere una vita normale in quei Comuni che, nel frattempo, hanno sviluppato una grande esperienza nel campo della gestione e dell’utilizzo dei fondi ministeriali, fuori da logiche mafiose alle quali l’attenzione dei mass media ci ha abituati ma che vengono però utilizzati politicamente per sparare a zero non tanto sulle logiche mafiose quanto sul fenomeno immigrazione che non ha niente a che fare, originariamente, con un fenomeno tanto italiano quanto può essere quello della mafia.

Ecco, infine, perché ci si commuove leggendo la vicenda di Riace e del suo Sindaco, perché in un tempo che sembra votato al perseguimento cieco e feroce dell’interesse personale, si viene a conoscenza di situazioni che contraddicono quel modo di essere, quella visione del mondo, quell’attitudine politica che vuole le persone divise da sentimenti di paura, quando non odio, reciproci; quella politica che tramite il divide et impera fomenta le guerre tra poveri, toglie valore alle buone pratiche che indicano, appunto, un mondo più vivibile, un mondo nel quale l’umanità è riconosciuta e rispettata.

L’utopia della normalità, così come Domenico Lucano chiama il suo sogno/progetto la si potrà raggiungere solamente se si sceglie di

lasciar parlare il cuore anziché le paure.

Leggetelo questo libro, senza pregiudizi, perché vi farete un’idea più veritiera possibile di un fenomeno che ultimamente provoca troppi timori e comportamenti scorretti e violenti, ma soprattutto, il modo con il quale lo si affronta a livello istituzionale,  contribuisce a rendere il clima sociale eccessivamente conflittuale e, infine, pericoloso per tutti.

I libri citati sono:

Tiziana Barillà,

Don Quijote de la Realidad. Ernesto Che Guevara e il guevarismo

bookabook, 2016

 

Tiziana Barillà,

Mimì Capatosta. Mimmo Lucano e il modello Riace,

Fandango Libri, 2017

il sito dal quale si è tratta l’informazione sullo SPRAR è questo:

https://www.sprar.it/

 

articolo a cura di M. Tiziana Fois

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