Anacronismi

Inizio anno scolastico. Si ripete ogni anno e ogni anno trova qualcuno  impreparato, qualcuno  stanco o qualcuno non esattamente in linea col tempo.

E’ capitato a questa biblioteca di avere accolto una mamma, con gli occhi lucidi, commossa sino alle lacrime, per il primo giorno di scuola della propria bambina;  siamo in un Liceo, la bambina dovrà avere almeno quattordici anni, (anacronismo);

sempre la stessa mamma piangeva anche per l’assenza, non voluta, durante l’appello che il primo giorno di scuola viene fatto  dal dirigente, il quale ha precedentemente invitato, insieme agli alunni delle classi prime, anche i rispettivi genitori. Avrebbe voluto, a quel punto, non avendo potuto assistere alla chiamata,  poter andare in classe per vedere la propria bambina, seduta tra i nuovi compagni, (doppio anacronismo dei sentimenti).

Forse settembre è il mese più anacronistico che esista, non è estate, non è autunno, ma sopratutto la festa dell’estate è ancora troppo viva perché si prendano sul serio le giornate più corte, i primi temporali, i grigi del cielo e, in Italia, l’inizio del nuovo anno scolastico.

L’anacronismo, però, non è una dimensione segnata dalla negatività, niente affatto.

L’anacronismo è la capacità di tagliarsi, all’interno del tempo comune, un tempo proprio che non allontana dal tempo degli altri ma, anzi, rende quel tempo più profondo, più significativo, più denso di senso.  Questo è quanto affermato nell’ultimo splendido libricino letto di  Alfonso Berardinelli, del quale si è già parlato qui.

Io sono un anacronismo. Forse lo siete anche voi. Nessuno lo è del tutto. Nessuno ne è immune. Esiste un tempo condiviso, è il tempo degli orologi e dei calendari. Nasce da un accordo, da una convenzione e fa funzionare la vita associata. Poi ci sono i tempi degli individui, di certi lavori, di certe specifiche azioni: muoversi nello spazio, capire qualcosa di nuovo, restare o andare, permanere o cambiare.  C’è il tempo stabilito e c’è il tempo necessario, che rispondono a doveri diversi. Il tempo stabilito risponde a un dovere verso gli altri. Il tempo necessario risponde a un dovere verso la cosa che si fa (per farla come merita) e a un dovere verso se stessi (perché il fare migliori e non peggiori chi agisce o lavora).

Bellissima quest’ultima definizione del tempo come dovere verso se stessi, un fare, dispiegato nel tempo, che ci migliori, sia esso un tempo di lavoro sia esso un tempo libero dalla necessità.

Quando il tempo collettivamente stabilito e imposto crea doveri troppo invadenti e soverchianti, allora accade che i singoli sentano di più l’istinto a fare a modo proprio, non secondo tempi pubblicamente stabiliti, ma privatamente più accettabili, comodi, liberi, piacevoli. Questo perché ogni scopo esige i suoi tempi e si tratta di vedere a quale scopo si sta lavorando e ubbidendo, chi ha inventato, costruito, dettato, imposto certi scopi.

Che bellezza!  Trovare nel tempo lo scopo dell’azione che si svolge, persino quando si ubbidisce. E chiedersi lo scopo di quanto si fa, significa conservare per sé la libertà di non agire come ci viene richiesto, di ribellarsi a un ordine, di mantenere la propria integrità.

Di anacronismo, di tentazioni o istinti o impulsi momentanei all’anacronismo ce ne sono diversi. C’è l’anacronismo dei giovani, che non hanno ancora accettato le convenzioni, gli accordi e le regole in base a cui funziona la società nella quale dovranno passre la vita. C’è l’anacronismo di chi è stufo di essere stato costretto alle sincronie sociali e comincia a pensare che i tempi socialmente stabiliti lo abbiano spinto o costretto a tradire, a dimenticare se stesso, quello che voleva o avrebbe potuto volere, se soltanto avesse avuto il tempo per pensarci.

E’ chiaro dunque come l’anacronismo nasca da una frattura tra i diversi modi di vivere il tempo e tra i diversi modi di far entrare in rapporto tra loro il presente, il passato e il futuro, l’abitudine e il nuovo evento.

Le scienze naturali e quelle esatte procedono verso il futuro (così credono) superando, modificando o abolendo la scientificità del sapere precedente. Le discipline umanistiche o idiografiche o storico-ermeneutiche, la letteratura e la filosofia, sono invece in perpetuo dialogo con un passato da custodire , tramandare,  riusare, interpretare, commentare.

Comunque sia, ognuno di noi appartiene al presente: ma non del tutto. E il presente è fatto di tutti coloro che lo vivono ora, siano essi anacronisti, presentisti, passatisti o avveniristi. C’è tuttavia un equivoco su questo punto. Anche gli avveniristi sono anacronisti, spostano il presente verso un  futuro ignoto a cui si attribuisce ciecamente una speciale autorità.

Il presente, oltre che di se stesso si riempie anche di passato e di futuro. Ognuno non è soltnto quello che è, ma quello che era e quello che sarà. Il presente in se stesso è inafferrabile, come è stato ripetuto infinite volte: è il punto inesteso in cui il passato transita verso il futuro, in cui  passato e  futuro comunicano e a volte lottano nella coscienza e nella volontà di coloro che decideranno che cosa ereditare e che cosa scartare, in vista di che cos’altro.

Il passato comunque non vale e non esiste soltanto per la sua attualità, a volte vale e si impone all’attenzione per il suo essere passato e basta: semplicemente un modo diverso, dimenticato, desueto e impraticabile di pensare e di essere, che interessa proprio perché costringe a immaginare un’umanità che visse diversamente da noi. Dunque un passato irrecuperabile, inaccessibile al presente, prezioso in sé, puramente contemplabile e che ci spinge a chiederci: come fu possibile? E’ ancora possibile? Perché non lo è? Dov’era il suo bene e dove il suo male?

tutti i brani di questo articolo sono tratti da

Alfonso Berardinelli,

Aforismi   Anacronismi,

nottetempo, 2015

Salvador Dalì

La persistenza della memoria, 1931

 

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...