Addio a winiride

Erano gli anni Novanta, la fine degli anni ’90, quando ebbi la strana idea di cambiare lavoro.

I decreti delegati degli anni Settanta avevano introdotto la possibiltà, per gli insegnanti che presentassero una qualche patologia più o meno invalidante riguardo al lavoro da svolgere in classe, di occuparsi, sempre all’interno della scuola, delle attività che fossero di supporto alla didattica, individuando, tra queste, la gestione delle biblioteche che, paradosso delle scuole italiane (uno dei tanti), esistevano quasi in ogni istituto ma erano sprovviste di una figura professionale che le facesse funzionare.

Con i Decreti Delegati (dpr. 417/74) e la loro tendenza ad una maggiore democrazia dell’istituzione scolastica, si era escogitata una misura nel tentativo, non perfettamente riuscito, di armonizzare  la necessità per alcuni insegnanti di allontanarsi dalla classe senza rinunciare alla professionalità raggiunta dopo anni di studi ed esperienza di insegnamento, e la necessità per le biblioteche già esistenti ma, sostanzialmente, inutilizzate, di averci delle figure che, seppur prive di titoli specifici in biblioteconomia, sarebbero state in grado, attraverso l’esperienza didattica maturata e il livello di istruzione raggiunto, di gestire le biblioteche e i complessi problemi che esse portano con sé.

A dire il vero la complessità della gestione e, insieme del supporto alla didattica che il servizio biblioteca comportava, non fu, nell’adozione di quella misura legislativa, un aspetto sufficientemente preso in considerazione. Non vennero previsti, ad esempio, corsi di formazione per i docenti dichiarati inidonei all’insegnamento, che permettessero loro di averci una maggiore familiarità con gli aspetti biblioteconomici dalla conoscenza. Vennero, nel tempo, e con il cambio dei governi del nostro paese, istituiti dei corsi, prevalentemente a livello regionale, ma mai si procedette ad una politica seria di formazione e di definizione giuridica della figura del bibliotecario scolastico, figura che, a differenza dell’Italia, esiste in più o meno tutti i paesi europei.

Ai corsi organizzati dalle regioni e ai pochi progetti a livello nazionale, mirati soprattutto a dare finanziamenti alle scuole con biblioteche, si sono affiancati, nel tempo, corsi universitari ai quali una parte degli insegnanti utilizzati presso le biblioteche (i cosidetti inidonei) ha potuto, a proprie spese, partecipare e formarsi in modo più approfondito di quanto potesse fare una preparazione da autodidatti (seppure importante anche quest’ultima).

Il quadro che risulta da questa breve descrizione è quello di un percorso profondamente segnato dall’approssimazione, dalla superficialità con la quale spesso si affrontano in Italia problemi che meriterebbero un’attenzione e una considerazione sconosciute a livello istituzionale, ma che sole potrebbero risolvere moltissimi degli annosi problemi che a tutti i livelli ci portiamo dietro. La superficialità che ha permeato, in questo caso, la scelta del legislatore è la stessa che si ritrova ai livelli via via più bassi, sino ad arrivare a chiunque, al cittadino medio, cosa più grave, spesso, a molti degli insegnanti che continuano a svolgere il loro lavoro in classe

Si definisce così una situazione nella quale la biblioteca scolastica, per offrire quanto è nelle sue potenzialità, debba fare appello a tutto quello che di disponibile, a costo zero, esista nella realtà, scolastica, sociale, virtuale e istituzionale. Perché se è vero che qualche finanziamento ministeriale per le biblioteche scolastiche è esistito nel passato, è vero anche che il presente non vede nessun miglioramento concreto per la maggior parte delle biblioteche; troppo blanda la misura denominata  #Azione24, troppo poche le scuole destinatarie delle misure del progetto, troppo scarso l’interesse per le possibilità che essa apre, troppo basso il tasso di democrazia  nella scuola di oggi, troppo alto persino il livello di competizione tra figure diverse, troppo basso quello della collaborazione e del riconoscimento del lavoro altrui.

E qui arriviamo al software Winiride, vecchio di almeno tent’anni, ma forse anche di più.

Era un software per la gestione del catalogo di qualsiasi biblioteca scolastica, messo a disposizione gratutitamente dal Ministero per l’Istruzione.

Per la disposizione di cui si è detto, all’interno delle varie scuole italiane, nei confronti delle biblioteche scolastiche, il software gratutito è stato per molte biblioteche l’unica possibilità di usufruire di un catalogo che fosse anche accessibile online.

Da qualche mese la pagina  relativa del catalogo online non è più accessibile.

Nessun avviso, nessuna spiegazione, semplicemente la pagina non esiste, la ricerca di una qualche informazione relativa al software ha portato a questa notizia:  Sito del progetto concluso.

Per questo motivo tutte le indicazioni relative al software Winiride e al catalogo online della nostra biblioteca  pubblicate su questo blog sono da considerarsi superate.

Rimandiamo a futuri aggiornamenti con la consapevolezza che una biblioteca senza catalogo non è una biblioteca e che leggere, leggere bene, leggere buoni libri, averci una mente aperta nei confronti di quanto ci circonda è l’unica misura utile alla costruzione di una scuola e una società più equa.

 

Articolo a cura di  M. Tiziana Fois

 

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