Dylan Dog

La nostra biblioteca accetta donazioni, di qualità però! Chi stabilisce la qualità delle donazioni? Un termometro che misura la passione e la mancanza di interesse personale di coloro che le offrono. Così, vengono rigettate le donazioni fatte al solo scopo di liberarsi di materiale documentario ritenuto di scarso valore con lo scopo ultimo di liberare qualche scaffale di casa, mentre vengono accettate quelle createsi sul perseguimento di un affetto, che hanno accompagnato una storia personale, che sono cariche di ricordi e di emozioni. Difficile possano esserci donazioni con tali caratteristiche, non impossibile. Impariamo a promuoverle, consapevoli dei possibili errori di valutazione, altrettanto consapevoli, però,  delle potenzialità di crescita culturale e umana che l’interesse attorno alla biblioteca e alle sue attività detiene. Secondo questa visione la biblioteca dovrebbe diventare luogo di incontri e di raccolte, entrambi, però, non esclusivamente materiali e tantomeno (esclusivamente) virtuali, nel senso di digitali, bensì, crocevia di relazioni umane, di racconti di esperienze, di parole scambiate, di libri letti, raccontati, regalati, presi in prestito, adottati a far parte dell’universo spirituale di ognuno.

In quest’ottica la biblioteca del Liceo Artistico ha accettato la donazione di un certo numero di fumetti del famoso Dylan Dog. Non ci sono, nella raccolta acquisita, tutti i numeri (mi riferisco, per ora, prevalentemente ai numeri che vanno dal 1 al numero 100), ma non disperiamo di colmare le lacune . . . magari con qualche altra donazione. La dama in nero è, per il momento, il numero più antico che possediamo, pubblicato nel febbraio del 1988 con il numero 17, ideazione, soggetto e sceneggiatura di Tiziano Sclavi.

Anche l’autore di questo grande fumetto italiano, Tiziano Sclavi, appunto, ha in sè molti dei tratti misteriosi del suo personaggio, o forse sarebbe meglio dire, dei personaggi sui quali l’indagatore dell’incubo, Dylan Dog, concentra la propria attenzione, cercando di scoprirne provenienza, caratteri, scopi, qualità e difetti, ma, sopratutto, la loro propensione al bene o al male. Un male che appare talvolta talmente estremo da avere in sé proprietà soprannaturali; salvo poi, guardandosi attorno nella realtà che si vive, ognuno di noi non farebbe troppa fatica a scoprire eventi che superano gli stessi effetti splatter del fumetto. Quel male, nell’universo di Dylan Dog, è frutto spesso di interferenze esterne al mondo visibile che imprigionano e distruggono quanto di umano esiste.  A contrastare  quel male troviamo l’onestà, la purezza, la profonda umanità di Dylan, capace persino di porre in dubbio le sue stesse capacità e di correggere costantemente le conclusioni alle quali perviene.   Eroe moderno, con tratti utopici, che riesce a sconfiggere i fantasmi e gli incubi altrui, pagando sempre un prezzo che lascia dietro di sé la nostalgia della perdita, della non assoluta efficacia della propria azione; poiché la lotta contro i mostri è, per definizione, perdente ma non per questo  non degna di essere combattuta. Ad affiancare Dylan c’è Groucho, ispirato al comico statunitense Groucho Marx che ha il compito di introdurre nelle storie il lato buffo, aggiungendo ironia all’intero contesto.

Tiziano Sclavi, dicevamo, pare piuttosto riservato e restio nel concedere interviste, in una delle pochissime rilasciate all’Espresso nel settembre del 2016 con poche parole spiega qualcosa del suo personaggio e del suo mondo:

«Non parlo per gli altri, ma fin dall’inizio io non mi identificavo né con Dylan, né con Groucho. Io ero i mostri. Per un affetto che viene dall’infanzia per i freak e per gli sfortunati, diciamo così».

da qui

 

 

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