Omaggio a  William Turner e la libreria della Natura

 

Nate come sensazioni illusorie dei capolavori di William Turner, le composizioni di Bruno Petretto diventano, sorprendentemente, citazioni concrete, pratiche, materiche.  A guardarle a una certa distanza, le luminose superfici si animano di marezzature, profondità, emergenze e autorizzano letture immaginifiche, libere e senza inibizioni. Ma la forza di attrazione spinge verso la conquista della tattilità e se ne riconosce, allungando le mani e affinando lo sguardo, la loro natura prima. Sono pelli di animale rinsecchite e trattate come fogli di pergamena, sottili e persino trasparenti in alcuni passaggi, increspate e rugose come rocce vulcaniche in altri dettagli, tese sulla tela fino a far perdere le tracce della loro primitiva esistenza. Nella metamorfosi che subiscono si compie il passaggio verso l’illusione della pittura: quella di Turner e dei suoi spazi di sublime bellezza. Sospinti in questa direzione non possiamo che accettare la sfida: scorgiamo allora gli immensi vortici di luce dei dipinti in cui Turner giunge alle soglie dell’astrazione, le albe incendiate dei mattini biblici, gli orizzonti infiniti con cui Petretto evoca, nella materialità delle sagome trattate, la grandezza della pittura a cui rende omaggio.

Ma il gioco dei rimandi è solo un pretesto per raccontare la natura. Non solo quella paesaggistica di Turner (risultato di un processo di trasformazione della materia a cui Bruno assiste con lo stupore di un evento magico) quanto quella organica e duttile del mondo animale e vegetale. Nel microcosmo che Bruno ha creato in una campagna accogliente e generosa, ha dato vita a un piccolo mondo autosufficiente e compiuto nel suo equilibrio vitale, in una sorta di primigenio incontro tra forze diverse in relazione reciproca. Una scelta di vita che è anche una scelta artistica, dove la natura diventa linguaggio.

Bruno Petretto è artista fuori norma, fuori contesto, fuori sistema. Eterno fanciullo incarna l’anima pura di una modernità deflagrata, ultimo sognatore romantico di un mondo migliore. E quasi commuove la sua volontà a identificarsi con i resti di una realtà fatta di materie in decomposizione, la cui implicita bellezza solo i suoi occhi e le sue mani sono in grado di scorgere. Così le grandi foglie dei fichidindia seccata dal sole acquistano forme scultoree visionarie, frammenti di filigrane o minerali  frutto di una forza creatrice. Nasce in questo modo il progetto di una  “biblioteca della natura” i cui libri sono manufatti di pagine che raccontano l’eterno farsi e disfarsi della materia, l’enigma del ciclo vitale, la sacralità degli elementi naturalistici impaginati in trame poetiche. Trasforma, dunque, la selvatichezza delle strutture organiche in forme evocative, le sostanze della terra in oggetti simbolici della meraviglia del cosmo.

Se nell’omaggio a Turner Bruno Petretto affida un ruolo determinante al caso, al lavorio del tempo che disegna le sue ombre sulle cose, nella biblioteca della natura aggrega e disaggrega secondo principi ordinatori che trova nella forma stessa delle elementi in gioco. Ripete, in realtà, la logica profonda dei processi vitali, replica il ciclo incessante della terra che dagli scarti rifiorisce a nuova vita. Le membrane vegetali e animali che aderiscono alle pagine dei libri assumono configurazioni oniriche, profili immaginari, tramature inaspettate, ribadiscono la religiosità della natura, al cui credo Bruno Petretto affida la convinzione dell’unica via di salvezza.

 

Mariolina Cosseddu

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...