La felicità all’orizzonte

Esiste il comandamento della felicità nel senso che, quando uno sprazzo di felicità appare all’orizzonte di una o più persone, come esperienza vissuta o semplicemente come una possibilità, la felicità comanda sulle persone. Spesso quello che comanda è di essere annunciata e condivisa con altri. E lo fa con una potenza che supera di gran lunga quella degli imperativi morali. Credo perfino che certe rivoluzioni siano scoppiate così, solo perché la felicità si è mostrata all’orizzonte.

Ripetere quanto l’esperienza della lettura sia fondamentale nella vita di chiunque voglia avere sul mondo la più ampia visione possibile, è quasi superfluo; ma noi curiamo il sito di una biblioteca e le biblioteche non possono non avere a cuore, oltre alla vita delle persone anche la vita e la sopravvivenza della lettura e della letteratura. Va da sé, dunque, che qualsiasi biblioteca non si stancherà mai di ripetere che, una volta scoperta nelle sue accezioni più profonde, la lettura diventa essa stessa esperienza di vita, ci aiuta, ci accompagna persino quando in una città che non abitiamo, della quale abbiamo tutto da scoprire, ci conduce in quella libreria particolare a cercare quel genere preciso di libri e non altri, ponendoci così in relazione diretta con la realtà esterna a noi, con quella costituita da altri esseri umani.

Sono così costretta a raccontare una piccola esperienza personale che mi ha portata, in un recente viaggio a Milano, a visitare la Libreria delle donne.

Importante come ogni libreria, Bella come le librerie che si inseriscono in una specifica Storia del nostro tempo; in questa Storia c’è stato spazio per la Ribellione, per l’Amore verso la Conoscenza, per il Cambiamento di molte usanze e vecchie tradizioni, per l’ingresso, a pieno titolo, delle Donne, e della consapevolezza di ognuno, della loro determinante influenza  nella costruzione di una società con più ampi livelli di giustizia, del valore della differenza.

Qual è il legame tra la citazione iniziale e la Libreria delle donne di Milano? e perché parlo di lettura come esperienza di vita?

Alla prima domanda risponderò che la citazione è tratta da uno dei libri scritti da Luisa Muraro, e precisamente, quello intitolato Non è da tutti: l’indicibile fortuna di nascere donna, pubblicato dalla Carocci editore nel febbraio del 2011. Luisa Muraro è stata tra le fondatrici della Libreria delle donne di Milano, ma è notizia della quale sono venuta a conoscenza solamente di recente, quando già avevo letto qualcosa di cui lei è autrice, il bellissimo Al mercato della Felicità, Mondadori, 2009. Anche solamente il verificarsi di questi due eventi, la lettura e la possibilità di visitare la libreria, alla fondazione della quale  la scrittrice ammirata ha partecipato, è già esperienza, è già relazione, è già evento vitale (in quanto appartenente alla vita e in quanto stimolo ad essa).

Daniel Pennac, ad esempio, è convinto che

la letteratura crea legami. Ci sono scrittori che ne creano più di altri

ciò avviene per

un desiderio di metafore, di figure che possano spiegarci il senso di quello che viviamo, della nostra vita, della nostra esistenza sulla Terra

Anche Luisa Muraro dice qualcosa che somiglia a quanto affermato da Pennac, lo inserisce però in un discorso politico sul femminismo della differenza.

Troppo impegnativo sarebbe affrontare la spiegazione di quanto il femminismo della differenza si discosti da quello che persegue la parità; quello che si vuole, qui,  sottolineare del suo pensiero, è lo stimolo forte rivolto alle donne affinché assumano nelle proprie mani gli strumenti linguistici, innanzi tutto, per poter raccontare la propria esperienza, in primis a se stesse.

E’ un po’ come la lezione da me tenuta qualche giorno fa ad una classe seconda, nella quale ho illustrato come l’uso della parola, la ricchezza del proprio bagaglio linguistico fa sì che il mondo stesso si allarghi o si restringa, che l’universo di riferimento sia più o meno vasto.

Il linguaggio del quale le donne devono appropriarsi, secondo la mia lettura di Luisa Muraro, è quello che distrugge un universo simbolico creato per le donne ma non dalle donne, un universo nel quale esse devono rassegnarsi ad avere un ruolo secondario e ad occupare uno spazio loro assegnato, non da loro scelto. Il rifiuto politico di questa tradizione distrugge non solo la subalternità femminile bensì l’intero sistema di rapporti di potere sul quale essa si basa, migliorando così, emancipando, potremmo dire, l’ universo maschile prigioniero di quegli stessi schemi.

La rivolta delle donne reali ha fatto leva su un punto di ritrovata coincidenza fra piani di essere  che un pensiero unilaterale aveva divaricato producendo sfiducia e irrealtà. E interessa tutti, non è una cosa di parte, le parole che uso vogliono comunicare un senso di universalità basato sulle relazioni non strumentali con il mondo animato e inanimato (secondo certe civiltà, è animato tutto) e sulla condivisione di esperienze, dal più vicino al più lontano nella rete delle relazioni.  (pag 36)

e ancora, a proposito del tipo di politica che le donne con le loro rivolte hanno perseguito e mostrato al mondo

In seguito l’avremmo chiamata politica prima, quando abbiamo capito che le relazioni senza secondi fini generano un sapere e un potere di qualità superiore a quello che si ottiene con i dispositivi del potere politico, compreso quello della rappresentanza. In questo mondo – “questo” rispetto al mondo celeste ma anche ad altri mondi umani, questo-questo insomma – se vuoi dare senso e valore alla tua esistenza, se non vuoi che il tuo che il tuo valore umano e personale diventi cibo degli avvoltoi e delle iene, ti conviene farlo direttamente, senza delegare, che tu sia donna o uomo, a partire da te e con la qualità delle relazioni che coltivi personalmente. Il diffondersi delle associazioni prova che questa consapevolezza cresce e non è specialmente femminile o femminista. Noi che siamo chiamate femministe, quello che abbiamo scoperto in più è il valore politico alternativo di questa pratica, alternativo alla politica del potere. O forse dovrei dire più precisamente: alternativo al potere che si mangia la politica fino a mangiarsi l’umanità. (pag. 66)

Tutte le citazioni sono tratte da:

Non è da tutti,

Luisa Muraro,

Carocci Editore, 2011

L’immagine con la quale accompagnamo l’articolo è tratta dal video di Bill Viola The Greeting (Il saluto) citato dalla stessa autrice a proposito di quello che lei chiama l’Angelo della realtà, che a suo parere

[…] appare e poi sparisce ma lascia detto qualcosa che è il significato di quello che accade, da custodire fedelmente. Voglio dire che mettersi ad aspettare l’apparizione di un angelo, come ho fatto nel timore in cui ero di veder perduto quello che ho di più prezioso non è antiscientifico.

La figura dell’Angelo della realtà però non è una sua invenzione, da lei stessa apprendiamo che la veicola dal poema di  Wallace Stevens, intitolato Angelo circondato da pastori e sarebbe

l’angelo che salva [la realtà] rendendola trasparente al suo significato e perciò brillante dall’interno, anche se intorno l’orizzonte si oscura. L’apparizione dell’Angelo è breve e dura esattamente il tempo di cui ha bisogno la mente, quando si apre, per vedere quello che prima non vedeva. L’Angelo della realtà altro non è che la realtà che, per un breve tempo, diventa trasparente al suo significato invisibile, è l’invisibile che appare e dà parola all’indicibile. E’ l’esperienza del significato.

Esperienza del significato che è propria della politica del femminismo della differenza, che è propria del modo di agire femminile, seppure, a causa dei rapporti di potere antichi, non tutte le donne reali ne sono portatrici. E continuando nella ricerca di chi ancora può aiutare a chiarire meglio il suo discorso sulla differenza femminile, Luisa Muraro cita Cristina Campo, della quale ci dice che

Il suo Angelo della realtà è la capacità di stupirsi: sfortunato è il nostro tempo, dice, che invoca cose grandi, sempre più grandi e così perde la capacità di stupirsi. […] Lo stupore davanti alla piccolezza dei segni è cammino di verità, spiega la Campo, cammino inverso che ad essa risale dalla sua veste terrena e chiede uno sguardo reso terso dalla semplicità dell’anima.

Bill Viola e il suo video entrano in questo discorso per le emozioni suscitate in Luisa Muraro dalla sua visione. Ella dice:

L’Angelo della realtà si è mostrato a me in un’opera d’arte fra le più conosciute del videoartista Bill Viola, che s’intitola The Greeting (Il saluto), esposta per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1995; […]

In definitiva, però, il video non suscita l’impressione di una scena recitata ma, al contrario, quella di un accadimento al quale stiamo assistendo e ben più che un’impressione, poiché quello che la sua vista suscita in noi è un forte sentimento congiunto di presenza e possibilità, com’è stato detto felicemente. Forse le attrici bisognose di una storia sono state l’occasione di scoprire (o riscoprire) che non c’è vastità se non la facciamo precipitare nel qui e ora della contingenza umana con le sue vicissitudini miste di caso e necessità.

Non sto a riscrivere la bellissima descrizione dell’opera di Bill Viola e neppure l’interpretazione precisa, ricca di relazioni tra l’arte del nostro Rinascimento e quella dell’artista americano, che ella ricava dalle parole dello stesso autore del video.

I libri di Luisa Muraro vanno letti interamente perché in essi si trovano tante delle domande della nostra epoca, attraverso  essi si può meditare su tantissimi dei concetti che formano la nostra vita quotidiana e la profondità delle nostre anime.

Oltre al libro citato, consiglio:

Al mercato della felicità: la forza irrinunciabile del desiderio,

Mondadori, 2009;

dal quale traggo:

La lingua viva, che ci orienta nel senso della realtà, lo fa senza essere razionale o irrazionale, logica o illogica, vera o falsa, giusta o ingiusta. Come fa? Con noi che ci parliamo, non c’è dubbio, anche se la risposta è incompleta. Fin dove sono arrivata io, ho visto che, quando il circolo delle rispondenze fra parole e cose è attivo e coinvolge coloro che si parlano, non c’è quasi bisogno di una legge o di una morale codificata. Per contro, se non c’è attività simbolica in corso e coinvolgente, ogni ordine sociale, volente o nolente, ha bisogno di essere imposto e si traduce in una forma di dominio che merita la nostra ribellione. Senza quel circolo che genera il poco o tanto di giustizia e verità di cui siamo capaci e ce le fa accettare, la conoscenza e la giustizia diventano porte aperte al potere arbitrario di decidere che cosa è vero, che cosa è giusto, forme dell’irrealtà e della sfiducia. (pag. 130)

 

autorità,

Rosenberg & Sellier, 2013

da esso:

In politica, saper vedere i rapporti di forza sul terreno del potere e distinguerli dalle possibilità di mediazione sul terreno di scambio, terreno che si apre se c’è autorità, è una virtù cardinale. Fare mediazioni sul terreno sbagliato vuol dire perdere; sul terreno giusto, guadagnare. (pag. 73)

nella lotta per libertà femminile bisogna fare posto all’autorità in quanto forza che agisce in maniera inconfondibile dal potere e dal diritto (pag.93)

 

Non si può insegnare tutto,

Editrice La Scuola, 2013

dal quale:

Per capire il femminismo della seconda ondata, bisogna tener presente un particolare fondamentale quanto trascurato e cioè che la rivolta è partita da donne che erano considerate, a tutti gli effetti, donne emancipate, le quali si sono rivoltate contro l’obbligo, fatto valere ogni giorno e da molte interiorizzato, di essere donne moderne ed emancipate, il che voleva dire, in pratica, autorappresentarsi, autoregolarsi e comportarsi su un modello tracciato da desideri, interessi e ideologie di uomini. Queste donne, considerate delle privilegiate, hanno “rovinato”, mandato in rovina, la scena della modernità. Questa, infatti, che aveva bisogno delle donne a tutti i livelli, da quelle privilegiate a quelle meno fortunate, si reggeva su un muro di separazione fra pubblico e privato: nel privato si celava molta verità della condizione femminile e della miseria maschile. Rifiutando l’offerta dell’emancipazione, le donne in rivolta hanno buttato giù il muro.

Ed infine la foto della libreria/ tesoro di Milano. Non è l’unica, è la libreria con una sua storia, unica:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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