Amalia

Ho iniziato ieri a leggere L’amore molesto di Elena Ferrante, non sono riuscita a terminarne la lettura per oggi, Giornata Internazionale per ricordare e contrastare la violenza sulle donne, ma ne parlo ugualmente perchè già mi ha dato un’infinità di spunti di riflessione.

Per partecipare, come biblioteca, a questa giornata, vorrei con questo articolo e tramite la lettura intrapresa ieri,  accennare al difficile e, a volte, estramemente inquietante, mondo di donne normali, innocenti, quanto ogni essere umano può essere, se osservato dal punto di vista della sua volontà di sopravvivenza, della sua identità e quindi della sua storia personale, della sua necessità di gratificazione, di riconoscimento, e, persino, d’amore; di tutto questo parla questo libro profondo e difficile.

Certo il contrario dell’ideale di amore cortese, certo il contrario delle storie d’amore a lieto fine, il contrario anche delle storie di amori appassionati e vincenti, dove gli ostacoli incontrati, per quanto numerosi, sono abbattuti dalla forza d’animo dei protagonisti, o aiutati dagli eventi che, nel corso dell’esistenza, si verificano.

Questo romanzo non ci parla di eroine la cui vita è fatta da grandi avvenimenti, niente di pubblico o collettivo o di comunità se non quella familiare. Questo è l’universo nel quale si muove Amalia. Questo è l’universo nel quale si muove la stragrande maggioranza delle persone che vive su questo pianeta. Ecco perché all’inizio ho parlato di donna normale, per tutte quelle donne che si confondono nell’indistinto della massa, all’interno della quale, troppo spesso, muoiono, uccise da uomini anch’essi vittime di quel fenomeno massificatore che fa di ognuno, membro inconsapevole di un pensiero assimilato senza senso critico, senza quegli strumenti che aiuterebbero a comprendere più lucidamente e più in profondità l’importanza e l’inevitabilità della propria, come di ogni altro/altra, diverso/a da se stesso/a, esistenza nel mondo.

Si è troppo spesso abituati a credere che l’altro o l’altra abbia qualcosa in meno rispetto a noi stessi, che l’altro o l’altra debba assecondare o soddisfare quanto a noi è necessario in termini materiali o spirituali, che debba sottostare all’immagine che noi gli abbiamo affibbiato, debba corrispondere ad un ruolo che noi abbiamo scelto per lui o lei. Di questi meccanismi parla L’amore molesto di Elena Ferrante. Per questo è importante ricordarlo in questa giornata internazionale contro la Violenza di genere.

Amalia non c’è più, poiché così, pare, ha deciso.

Ma Amalia era donna e madre. Aveva dei lunghi e spessi capelli neri, lo sguardo un po’ sfuggente e la pelle olivastra. Aveva una risata sonora e squillante e una lingua rossa, intravista dalla figlia Delia, che racconta e ricerca Amalia attraverso il suo passato, tra denti e labbra, immaginata, da Delia bambina, un prodigio di mobilità, con la favolosa capacità di uscire di bocca e arrivare chissà dove, forse nella bocca dell’uomo che ha intrecciato la sua alla vita di entrambe.  Amalia aveva i fianchi larghi, quando poteva tendeva a vestirsi con cura, cercando di imitare le donne eleganti più fortunate di lei, perché Amalia sapeva cucire e cuciva degli abiti per le ricche signore del Vomero, il quartiere di Napoli. Aveva una vita normale Amalia, di fatica ma anche di energia ed allegria nelle sue creazioni, ché proprio lavoro forse non si poteva chiamare.  Però riusciva a sopravvivere insieme ad un marito violento che dipingeva all’infinito zingare danzanti e che a stento riusciva a procurare qualcosa per contribuire al mantenimento della famiglia.

Delia osservava, fantasticava, amava profondamente, senza saperlo, come è tipico dell’infanzia, Amalia. Noi la riviviamo tramite lei-donna quarantacinquenne, ed è tramite la sua ricerca affannata, confusa, straziante, per alcuni versi, che scopriamo quanto straziante e coraggiosa e reale e concreta sia stata la vita di Amalia, schiaffeggiata dal marito, il padre di Delia, semplicemente anche solo quando un uomo posava lo sguardo su di lei. Scopriamo che la durezza di Delia nasconde quel passato di violenza vissuto nell’infanzia e scopriamo quell’amore molesto e triste e disperato e cattivo e, infine, sbagliato, che lascia ognuno più solo, sia uomo o sia donna.

 

 

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