Virginia

Taut at an Angle

Wassily Kandinsky, 1930.

Il progetto #ioleggoperché è finito anche per quest’anno e, con esso, la versione che abbiamo voluto fargli assumere in questa edizione. Rischiando di andare fuori tema, di travalicare gli obbiettivi posti dall’AIE, abbiamo proposto l’acquisto e il dono di libri scritti da donne, o che avessero tra i loro personaggi figure di donne eccezionali o che cantassero in poesia la loro visone del mondo.

Non poteva mancare, dunque, tra i libri proposti, l’intera opera di Virginia Woolf, che, strano a dirsi, mancava alla nostra biblioteca quasi interamente. I primi libri recuperati dalla libreria più vicina alla nostra sede centrale, Max 88, sono, a parte uno (Stephen King: L’acchiappasogni) tutti fedelmente rispondenti ai nostri desideri. Di questo ringraziamo di cuore i generosi lettori. Tra questa prima raccolta è presente il libro che risponde a coloro i quali si fossero posti la domanda del perché si fosse deciso di affrontare un tema di questo genere, un classico, di Virginia Woolf, appunto, Una stanza tutta per sé.

Queste parole, insieme alle mie, avrei dovuto far ascoltare agli studenti che hanno realizzato le locandine per il progetto, nostro, a tema, e queste parole riporto qui, a dimostrazione di come i libri aiutino a chiarire, innanzitutto a se stessi, aspirazioni e obiettivi, idee e desideri.

Leggiamo le prime parole del libro:

Ma insomma, potreste dire, ti avevamo chiesto di parlarci delle donne e il romanzo – cosa ha a che fare, questo, con una stanza tutta per sé? Tenterò di spiegarmi. Quando mi avete chiesto di parlarvi delle donne e il romanzo, sono andata a sedere sulla sponda di un fiume e ho cominciato a chiedermi che cosa volessero significare quelle parole. Avrebbero potuto semplicemente voler dire offrirvi alcune osservazioni su Fanny Burney; alcune altre su Jane Austen; un omaggio alle sorelle Bronte, con un ritratto della canonica di Haworth coperta di neve; forse alcune battute di spirito sulla Mitford; una allusione rispettosa a George Eliot; un riferimento alla Gaskell, e me la sarei cavata. Ma a una riflessione più attenta, quelle parole non sembravano poi così ovvie. Il titolo – Donne e romanzo – poteva significare – ed è possibile che così lo abbiate inteso – le donne e ciò che esse sono; oppure le donne e i romanzi che scrivono; o ancora, le donne e i romanzi dei quali sono protagoniste; o poteva lasciare intendere che le tre cose sono in certo modo inesticabilmente congiunte e voi volete che io le veda sotto questa luce.

Modestamente ho ritrovato nelle parole di Virginia Woolf il mio stesso ragionamento, trovandomi a dover illustrare in che modo avremmo potuto sfruttare a vantaggio della formazione e dell’educazione, rivolta alla costruzione di esseri umani più maturi e consapevoli, un progetto nazionale a costo zero per le scuole ma ricco di potenzialità educative nella sua realizzazione. Dare ad esso un tema mi è apparso come un’ulteriore elemento di significatività, scegliere questo tema, uno degli innumerevoli passi che la scuola dovrebbe compiere nel campo del rispetto dell’umanità di ognuno per ognuno. In poche parole, ogni azione può essere compiuta, dando ad essa un universo di senso proprio, elaborato, cosciente e ragionato. Niente è neutro nelle azioni umane, ed ogni atto può valere nella costruzione di basi creative migliori.

E prosegue, Virginia Woolf, lucida e determinata a rivelare, in pochissime parole, la condizione necessaria affinché le donne possano scrivere:

se vuole scrivere romanzi una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé.

E’ chiaro questa frase è solo l’inizio dell’argomentazione di Virginia Woolf sulla condizione femminile nel tempo e sulle possibilità creative che alle donne sono da sempre state riconosciute e garantite.

La mia intenzione è, semplicemente, attraverso questo articolo, comunicare il bilancio assolutamente positivo con il quale si chiude per quest’anno scolastico il progetto. Avere ricevuto in dono questo libro per  #ioleggoperché 2017 mi sembra dia al progetto stesso più forza, più allegria, più vitalità.

Il libro in questione:

Virginia Woolf,

Una stanza tutta per sé,

Mondadori, 2014

 

 

 

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