Il piccolo principe

Super tradotto, super letto, forse, super sfruttato per gadget e formati e fini più o meno artistici.  Continua ad essere uno splendido libro da regalare ai bambini, esiste l’edizione pop up della Bompiani, certamente affascinante per i bambini dai sei anni in su, con le sue figure che sembrano sbocciare letteralmente dall’interno del libro, prendere vita e far parte del nostro universo.

Un dubbio, si vorrebbe esprimere,  la massiccia diffusione di un prodotto culturale, diciamo così, è sempre indice dell’avvenuta comprensione del suo messaggio?

Messaggi, nell’opera di Antoine de Saint-Exupéry,  se ne trovano parecchi.

Questo pomeriggio ho voluto proporre sul blog e ad una giovane utente della biblioteca il brano dell’incontro tra il piccolo principe e la volpe, convinta che una lettura attenta di ogni piccola e fantastica (anche nel senso di “non realistica”) vicenda di questo piccolo romanzo possa apportare un grammo di saggezza in più ad ognuno di noi.

Il piccolo principe e la volpe
In quel momento apparve la volpe.
«Buon giorno», disse la volpe.
«Buon giorno», rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi:
ma non vide nessuno.
«Sono qui», disse la voce, «sotto al melo…»
«Chi sei?», domandò il piccolo principe, «sei molto carino…»
«Sono la volpe», disse la volpe.
«Vieni a giocare con me», le propose il piccolo principe, «sono così
triste…»
«Non posso giocare con te», disse la volpe, «non sono addomestica-
ta.»
«Ah! scusa», fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
«Che cosa vuol dire “addomesticare”?».
«Non sei di queste parti, tu», disse la volpe, «che cosa cerchi?»
«Cerco gli uomini», disse il piccolo principe. «Che cosa vuol dire
“addomesticare”?»
«Gli uomini», disse la volpe, «hanno dei fucili e cacciano. È molto
noioso! Allevano anche delle galline. È il loro solo interesse. Tu cer-
chi delle galline?»
«No», disse il piccolo principe. «Cerco degli amici. Che cosa vuol
dire “addomesticare”?»
«È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami”…»
«Creare dei legami?»
«Certo», disse la volpe. «Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ra-
gazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E nep-
pure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale
a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno
l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te uni-
ca al mondo.»
«Comincio a capire», disse il piccolo principe. «C’è un fiore
… credo che mi abbia addomesticato…»
«È possibile», disse la volpe. «Capita di tutto sulla Terra…»
«Oh! non è sulla Terra», disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa.
«Su un altro pianeta?»
«Sì.»
«Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?»
«No.»
«Questo mi interessa! E delle galline?»
«No.»
«Non c’è niente di perfetto», sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:
«La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini
danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uo-
mini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addome-
stichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di
passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno na-
scondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una mu-
sica. E poi, guarda! Vedi laggiù, in fondo, dei campi di grano? Io
non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non
mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color del-
l’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata. Il
grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del
vento nel grano…».
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
«Per favore… addomesticami», disse.
«Volentieri», rispose il piccolo principe, «ma non ho molto tempo,
però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose.»
«Non si conoscono che le cose che si addomesticano», disse la vol-
pe. «Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Com-
prano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mer-
canti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico,
addomesticami!»
«Che bisogna fare?», domandò il piccolo principe.
«Bisogna essere molto pazienti», rispose la volpe. «In principio tu ti
siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la
coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di
malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…»
Il piccolo principe ritornò l’indomani.
«Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora», disse la volpe. «Se tu
vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comin-
cerò a essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità.
Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e a inquietarmi;
scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io
non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti

«Che cos’è un rito?», disse il piccolo principe.

«Anche questa è una cosa da tempo dimenticata», disse la volpe.

«È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre

ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì bal-

lano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno mera-
viglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un
giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai
vacanza.»
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della
partenza fu vicina:
«Ah!», disse la volpe, «… piangerò.»
«La colpa è tua», disse il piccolo principe, «io non ti volevo far del
male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…»
«È vero», disse la volpe.
«Ma piangerai!», disse il piccolo principe.
«È certo», disse la volpe.
«Ma allora che ci guadagni?»
«Ci guadagno», disse la volpe, «il colore del grano.»
Poi aggiunse:
«Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quan-
do ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto».
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
«Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora
niente», disse. «Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addo-
mesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una
volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico e ora è
per me unica al mondo.»
E le rose erano a disagio.
«Voi siete belle, ma siete vuote», disse ancora. «Non si può morire
per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia ro-
sa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché
è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di
vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho
ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho
ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché
è la mia rosa.»
E ritornò dalla volpe.
«Addio», disse.
«Addio», disse la volpe. «Ecco il mio segreto. È molto semplice: non
si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.»
«L’essenziale è invisibile agli occhi», ripeté il piccolo principe, per
ricordarselo.
«È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua ro-
sa così importante.»
«È il tempo che ho perduto per la mia rosa…», sussurrò il piccolo
principe per ricordarselo.
«Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi di-
menticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai ad-
domesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…»
«Io sono responsabile della mia rosa…», ripeté il piccolo principe
per ricordarselo.
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