Il coraggio

Che bella parola! Fondamentale virtù umana. Senza il coraggio  di affrontare l’ignoto, rappresentato da un altro essere umano, un viaggio, un esperimento, una nuova impresa, un nuovo libro, una nuova conoscenza, una nuova amicizia e tutte le altre mille cose che meritano di essere compiute e affrontate, il genere umano non sarebbe sopravissuto.

Una delle dimensioni umane nelle quali il coraggio è indispensabile, è quella della conoscenza di se stessi. Può, a molti, sembrare scontato ma è vero che più appare scontato meno probabile è che ci si sia mai addentrati in quel territorio vasto e misterioso che è la propria anima. Ognuno di noi ne è provvisto, non tutti hanno la fortuna, e dopo, la capacità di nutrirla e curarla e farla crescere.

Eppure tanta parte della nostra società dipende da quanto questa bella virtù, il coraggio, è forte e diffusa e radicata.

Nel nostro Liceo si è svolto giovedi 6 aprile un incontro con il MOS, Movimento Omosessuale Sardo, promosso nell’ambito delle attività per gli studenti coordinate dalla Funzione Strumentale relativa, prof.ssa Kety Gerano, con la quale la biblioteca ha instaurato una proficua e bella collaborazione.  L’incontro di giovedi era rivolto alle classi prime del Liceo; il lunedi precedente i rappresentati del MOS avevano incontrato le classi terze.

Argomenti difficili da trattare, purtroppo, per adulti e adolescenti. Si è messo l’accento sul pregiudizio, sul suo potere di tenere sopito il coraggio, appunto, di addomesticarlo, di privilegiare quanto nella nostra propensione al giudizio è condizionato dalle opinioni altrui, dalle tradizioni, dai luoghi comuni, da un pensiero che tende all’omologazione, alla soppressione delle differenze, alla negazione di quello scarto che, solo, può far avanzare la nostra condizione umana. Nell’omologazione si annida l’intolleranza, nella mancanza di conoscenza di sé si annida l’incapacità di comprendere quanto ci unisce agli altri.  La paura di essere criticati in quanto diversi  ci rende poco propensi all’indagine seria e onesta delle nostre ragioni, delle nostre capacità e persino dei nostri limiti.

Massimo Mele e Anna Laura Tocco hanno condotto la conversazione con gli studenti in modo paziente e attento anche e soprattutto  quando il candore delle domande aumentava le difficoltà insite nei temi trattati.

Uno dei quesiti finali, mentre si affrontava il problema del bullismo e dell’esserne o  no complici, posto da uno dei ragazzi presenti:

“Come possiamo intervenire in difesa di una persona oggetto di bullismo se i nostri genitori ci dicono che è meglio non intromettersi mai in situazioni di pericolo?”

ci riporta in pieno non tanto al mondo degli adolescenti, quanto al mondo degli adulti, alla società nella quale noi tutti viviamo, e che, troppo spesso inconsapevolmente, creiamo.

Ecco perché incontri come quello di giovedi sono importanti, ecco perché la scuola non può in nessun modo esimersi dall’assumersi la responsabilità anche di argomenti tanto spinosi e apparentemente tanto personali.

La crescita individuale, il raggiungimento di una migliorata consapevolezza di se stessi, in ognuno di noi, porta, per forza di cose e in modo naturale, ad una migliorata percezione di tutto quanto riguarda il vivere e dunque, necessariamente, ad una diminuzione di violenza e di intolleranza.

Il discorso è appena all’inizio ma per niente al mondo lo si deve abbandonare.

Il video che segue è stato proiettato verso la fine dell’incontro.

Efficace e commovente.

 

«c. civile, quello di cui si dà prova nell’affrontare pericoli o anche l’impopolarità per il bene pubblico o per amore del giusto e del vero: avere il c. civile di assumersi le proprie responsabilità, di riconoscere i proprî erroriTreccani

 

Autrice della fotografia pubblicata sull’articolo e dell’ articolo stesso è la prof.ssa Maria Tiziana Fois.

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