Metamaus

Il progetto d’inizio dell’anno scolastico 2016/2017, #ioleggoperché, ha portato alla biblioteca un classico del genere Graphic Novel, seppure nella edizione del 2011, che è il racconto della genesi e della evoluzione di Maus, il graphic novel vero e proprio. Il titolo originale dell’opera donata alla biblioteca è Metamaus, opera se possibile più complessa della prima in quanto scandaglia non solamente le ragioni dell’ideazione e della realizzazione del graphic, ma anche le difficoltà che l’autore incontra nel trarre dai racconti del padre una verità che sia allo stesso tempo rispettosa e accettabile di quanto la memoria collettiva e quella individuale sembrerebbe porre in contrasto.

Vincitore dello Special Award del premio Pulitzer nel 1992, primo Graphic Novel ad ottenere il prestigioso riconoscimento, Maus, non è un fumetto come gli altri; il suo autore, Art Spiegelman, racconta l’esperienza vissuta dai propri genitori, entrambi detenuti in vari campi di concentramento, Auschwitz, Birkenau, GrossRosen e Dachau, tra il marzo del 1944 e l’aprile del 1945. Tantissimi i personaggi, due, principali, i protagonisti, padre e figlio. Maus inizia così:

“Quand’ero Topolino a Rego Park, New York, papà mi raccontava della vita nel suo paese durante la guerra… “

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E’ un’esperienza reale, autobiografica. Art Spiegelman ne parla con precisione e sincerità nel Metamaus, spiegando anche cosa e quanto quell’esperienza e il racconto di essa abbia lasciato nell’ anima dei genitori ed, ovviamente, nella propria.

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Coloro che sono sopravvissuti hanno conservato dentro di sé segni indelebili nel carattere, nelle paure, nelle manie, nelle abitudini, nel modo stesso di vedere il mondo. La madre di Art, Anja, si suicida quando lui è ventenne. Lui stesso passa un periodo in ospedale psichiatrico, e queste sono notizie che apprendiamo dal Metamaus, dove si comprende ancora meglio quanto lavoro, a tutti i livelli, da quello psicologico passando per quello letterario e artistico nonché storico-scientifico, Art Spiegelman abbia dovuto affrontare per realizzare il capolavoro che è Maus.

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In occasione della Giornata della Memoria ci è sembrato corretto ricordare a tutti i nostri lettori questa opera bella e fondamentale del Novecento e agli studenti di Grafica quanto con le loro abilità si possa creare, aprendo con coraggio gli occhi sul mondo che ci circonda ed essendo sempre consapevoli del contributo che ognuno di noi può dare alla costruzione di un mondo più sano.

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Art Spiegelman fornisce una sua spiegazione. Noi ci sentiamo di dire che avere memoria di questo fatto storico è avere la capacità di trarre da esso, sempre, gli insegnamenti fondamentali su potere – repressione – libera espressione di identità differenti – rispetto del sacro che ogni essere umano ha in sé. Non consideriamo l’Olocausto solo come un periodo storico, consideriamolo come una, emblematica per il nostro tempo, macchia sulla coscienza della nostra storia; macchia che ognuno di noi può, con la propria azione contribuire a non fare accadere mai più; macchia costituita anche dalle piccole prese di posizione, dalle piccole scelte che si compiono giornalmente, perché se teniamo a mente che la nostra azione conta in bene o in male, quello che prevarrà non sarà il nostro interesse immediato e individualistico, sarà la condivisione di valori e del benessere collettivo.

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Importante quanto dice nella pagina che segue su come veniva documentata la vita nei campi e dell’importanza dei prigionieri capaci di rappresentare la realtà attraverso il disegno

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Abbiamo voluto lasciare per ultima questa immagine. In essa è rappresentata una delle torture che venivano inflitte ai prigionieri. Le mani sono legate dietro la schiena. Pare sia, e possiamo anche solo lontanamente immaginarlo, un dolore furibondo. La stessa tortura è stata applicata, a parere degli esperti che si sono occupati del caso, al nostro giovane connazionale Giulio Regeni, un anno fa, in Egitto. Ecco anche a cosa serve ricordare le mostruosità commesse, essere pronti al riconoscimento e alla indignazione, protesta, acquisizione della volontà di non essere mai né vittime né torturatori. Combattere tutto quello che ci potrebbe avvicinare all’inumanità perpetrata dai carnefici, sia quelli diretti che i mandanti.

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Autrice delle foto e dell’articolo, nonché referente del progetto #ioleggoperché è la prof.ssa Maria Tiziana Fois

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