La tempesta (W. Shakespeare)

Il film di cui si è parlato nel post precedente, La stoffa dei sogni, ha portato a riaprire, e rileggere, quella splendida opera che è La tempesta di Shakespeare.

Si ripropone qui l’incontro  tra Miranda (figlia di Prospero) e Prospero (Duca legittimo di Milano, spodestato dal proprio fratello Antonio) con Ferdinando (figlio del Re di Napoli, naufragati, entrambi sull’isola dove precedentemente trovarono rifugio Prospero e Miranda). Ferdinando è il giovane di cui si innamora Miranda, ricambiata, anche nel film.  Il terzo abitante dell’isola, prima dell’arrivo dei naufraghi,  è Calibano, (schiavo selvaggio  e deforme, lo descrive così la presentazione originale dei personaggi: a savage and deformed slave, che di sé, rivolgendosi a Prospero, dice: Quest’isola è mia. Mi venne/ da Sycorax, mia madre. E tu me l’hai presa./Appena arrivato mi accarezzavi/ e mi tenevi nel cuore,/ Mi davi acqua con dentro i mirtilli/ e mi insegnavi a nominare/ La luce più grande e quella più piccola/ Che bruciano di giorno e di notte -/ Allora ti amavo, e ti mostravo/ Tutte le qualità dell’isola,/ Le sorgenti di acqua dolce,/ I fossi d’acqua salata,/ I luoghi sterili e quelli fertili…/Maledetto me per averlo fatto!/ Che tutti gli incantesimi di Sycorax,/Rospi, scarafaggi, pipistrelli,/ vi cadano addosso! Perché ora/ Io sono tutti i sudditi che avete,/ Io che prima ero il mio proprio Re./ E voi mi stipate/ in questa dura roccia./ Da tutto il resto dell’isola/ mi avete escluso./

Prospero controbatte: Tu, schiavo bugiardo,/ Che solo la frusta commuove,/ Mai la dolcezza!/ Io ti ho trattato, letame che sei,/ Con cura umana. Ti ho dato una casa/ Nella mia stessa grotta/ Finché un giorno hai tentato di violare/ L’onore di mia figlia!/

Scena I, versi dal 333 al 350)

Ed ecco l’inizio dell’amore tra Miranda e Ferdinando, un amore, apparentemente contrastato da Prospero, in realtà da lui stesso preparato e voluto anche come riparazione dell’ingiustizia di cui furono vittime lui e Miranda.  (Scena seconda, versi 389-506):

FERDINANDO     Dove può essere questa musica?

Nell’aria o sulla terra?

Non suona più: certo è al seguito

Di qualche nume dell’isola.

Seduto su una riva

Mentre piangevo ancora il naufragio

Del Re mio padre

Questa musica mi strisciò accanto sulle acque

Placando la loro furia e la mia angoscia

Con la sua dolce melodia.

L’ho seguita, o, piuttosto,

Mi ha trascinato qui. Ma è svanita.

Ecco, no, ricomincia.

[canzone di Ariel]

FERDINANDO    La canzone ricorda mio padre annegato.

No, non è cosa umana, né suono

Che possiede la terra.

Ora lo sento sopra di me.

PROSPERO    Spalanca il frangiato

Sipario dei tuoi occhi e dimmi

Cosa vedi laggiù?

MIRANDA    Che cos’è uno spirito?

Mio Dio, come si guarda intorno!

Che splendida figura, padre.

Ma è uno spirito.

PROSPERO    No, piccola. Mangia e dorme

E ha gli stessi sensi che abbiamo noi,

proprio gli stessi.

Il giovane che tu vedi

E’ scampato al naufragio

E se non fosse stato appena toccato

Dal dolore (cancro della bellezza)

Potresti dire che è un bell’uomo.

Ha perso i compagni

E vaga in giro per ritrovarli.

MIARANDA    Io dico che è una cosa divina

Perché mai in natura ho visto

Nulla di più perfetto.

PROSPERO   (a parte)  Tutto procede

Come l’animo mio suggerisce.

Spirito, gentile spirito,

Due giorni ancora

E ti libererò, per questo.

FERDINANDO    Tu sei certo la dea

Che queste note accompagnano.

Ti prego, dimmi

Se quest’isola è la tua dimora

E insegnami

Come posso viverci anch’io.

Ma la mia prima e ultima domanda, è:

O meraviglia,

Sei tu fanciulla o no?

MIRANDA    Meraviglia no, signore,

Fanciulla sì, certamente.

FERDINANDO    La mia lingua! Cielo!

Sarei il primo tra coloro

Che parlano questa lingua

Se mi trovassi là dove è parlata.

PROSPERO    Come? Il primo?

Cosa saresti se ti sentisse

Il Re di Napoli?

FERDINANDO    Quello che sono,

Un uomo come gli altri, e solo,

Che si stupisce

Di sentirti parlare di Napoli.

Il Re mi ascolta

E proprio per questo io piango:

Napoli sono io,

Che con questi occhi,

Mai da allora asciutti,

Ho visto il Re mio padre naufragare.

MIRANDA    Oh no! Per pietà!

FERDINANDO    Sì, in fede mia, con tutta la sua corte

E, fra gli altri, il Duca di Milano

Col suo nobile figlio.

PROSPERO   (a parte)   Il Duca di Milano

E la sua ancor più nobile figlia

Potrebbero smentirti,

Se fosse il caso.

Si sono scambiati gli occhi

Al primo sguardo.

Mio delicato Ariel,

Sarai libero, per questo.

(A Ferdinando)   Una parola, signore.

Temo che ci sia un equivoco.

Una parola.

MIRANDA    Perché mio padre parla

In modo così scortese?

E’ il terzo uomo che vedo –

Il primo per il quale sospiro.

La pietà lo induca

A farmi seguire il mio destino.

FERDINANDO    Se sei vergine,

E se il tuo affetto non si posa altrove,

Ti farò Regina di Napoli.

PROSPERO    Calma, signore.  Ancora una parola.

(A parte) Sono l’una dell’altro.

Ma corrono un po’ troppo

E devo ostacolarli.

Una vittoria troppo facile

Toglie valore al premio.

(A Ferdinando) Ancora una parola.

Ti ordino di ascoltarmi:

Tu qui usurpi

Il titolo che non hai

E sei sbarcato su quest’isola

Da spia, per sottrarla a me,

Suo signore.

FERDINANDO    No, come è vero che sono un uomo.

MIRANDA    In un simile tempio

Non può albergare nulla di male!

E se lo spirito del male

Avesse una dimora così bella

Le creature del bene farebbero a gara

per abitare con lui.

PROSPERO    Seguimi. E tu non parlare

A sua difesa: è un traditore.

Vieni. Ti legherò il collo e i piedi –

Berrai acqua di mare –

Il tuo cibo saranno molluschi d’acqua dolce,

Radici secche e i gusci

Dove si cullano le ghiande. Seguimi.

FERDINANDO    No. Lotterò

Contro questa violenza

Fino a che il mio nemico

Non si dimostrerà il più forte!

Estrae la spada ma un incantesimo lo immobilizza.

MIRANDA    Caro padre, attento a giudicarlo

Così sommariamente – è un cavaliere,

E non ha paura.

PROSPERO    Dico! Il mio piede

Mi fa da tutore?

E tu, rinfodera la spada!

Fingi di colpire ma non osi.

La sua coscienza è posseduta dalla colpa.

Abbassa la guardia.

Con questa verga

Ti posso disarmare quando voglio.

E farti cadere l’arnese.

MIRANDA   Vi scongiuro, padre!

PROSPERO    Via di qui!

Non aggrapparti alle mie vesti.

MIRANDA     Pietà, signore. Garantisco per lui.

PROSPERO     Silenzio! Un’altra parola

E avrai la mia collera

Se non il mio odio. Ma come!

Fai l’avvocato di un impostore? Basta!

Tu credi che non ci siano

Altre forme oltre la sua

Perché hai visto soltanto

Caliban e lui: sciocca!

In confronto a tanti uomini

Lui è un Caliban

E angeli gli altri.

MIRANDA    I miei sentimenti, allora,

Sono i più umili: non ambisco vedere

Un uomo più bello.

PROSPERO    Su, ubbidisci: i tuoi muscoli

Sono tornati all’infanzia

E non hanno più forza.

FERDINANDO    E’ così.

Il mio vigore, come in un sogno,

E’ tutto inceppato. Eppure

La perdita di mio padre

La spossatezza che sento

Il naufragio di tutti i miei amici

Le minacce di quest’uomo

Che mi tiene prigioniero,

Sarebbero cose lievi

Se dalla mia prigione

Potessi, una volta al giorno,

Contemplare questa fanciulla:

Gli uomini liberi

Usino pure tutti gli angoli della terra –

In una prigione come questa

Io ho abbastanza mondo.

PROSPERO    (a parte)  Funziona.

(A Ferdinando)  Avanti, tu!

(Ad Ariel)  Hai lavorato bene, mio finissimo Ariel!

Seguimi. Ascolta

Ciò che devi fare ancora per me.

MIRANDA    Coraggio.  Mio padre è migliore

Delle sue parole. Ciò che ha detto

E’ inconsueto, in lui.

PROSPERO    Sarai libero

Come i venti di montagna: ma prima

Esegui i miei ordini

Esattamente.

ARIEL   Parola per parola.

PROSPERO    Avanti, seguimi! E tu non difenderlo.                                       

                                                                                                                                                                                                                             Escono

 

La Tempesta  di Shakespeare si apre, però, così, con versi tanto semplici quanto potenti, (scena prima, versi 1-37):

CAPITANO    Nostromo!

NOSTROMO     Sono qui, capitano: che c’è?

CAPITANO    Bravo! Chiama i marinai – su, presto, datti da fare o finiremo in secca. Muoversi,

muoversi!

(Esce)

Entrano Marinai.

NOSTROMO    Su, cuori miei! Animo, ragazzi, animo!

Svelti, svelti! Imbrigliate la gabbia! Pronti al fischio

del capitano. E tu soffia fino a scoppiare, purché ci lasci spazio per la manovra!

Entrano Alonso, Sebastiano, Antonio, Ferdinando, Gonzalo e altri.

ALONSO    Buon nostromo, mi raccomando. Dov’è il capitano? Sta attento alla ciurma.

NOSTROMO     Vi prego, ora, tornate giù.

ANTONIO    Dov’è il capitano, nostromo?

NOSTROMO     Non lo sentite? Qui date fastidio – tornatevene in cabina. Così date una mano alla burrasca.

GONZALO      Su, sii buono, calmati.

NOSTROMO    Quando si calma il mare. Via di qui! A questi cavalloni urlanti che importa il nome di Re? In cabina! Silenzio! Non seccateci più.

GONZALO    Va bene, ma rammenta chi hai a bordo.

NOSTROMO     Nessuno che ami più di me stesso. Voi siete un consigliere: ebbene, se riuscite a ordinare il silenzio agli elementi e a farli stare subito tranquilli, noi non tocchiamo più una fune. Avanti, usate la vostra autorità. Se non ci riuscite, ringraziate il Cielo per aver vissuto tanto tempo e preparatevi in cabina al disastro, se è destino. Forza, ragazzi! E voi fuori dai piedi, dico.

                                                                                                                                                              Esce

GONZALO    (che parla esattemente come un politico nostrano; ndr)  Costui mi conforta assai – su di lui non c’è nessun segno di futuro annegamento. Ha l’aria di chi deve finire sulla forca. Orsù, Fato benigno, tieni duro col capestro: rendi la corda del suo destino la nostra gomena di salvezza, perché quella che abbiamo ci serve a poco. Se non è nato per essere impiccato, siamo nei guai.

                                                                                                                                                            Escono

Rientra il Nostromo

NOSTROMO     Calate l’albero! Presto! Più giù, più giù! Venite all’orza e date la vela maestra! (Un grido all’interno) Al diavolo queste urla! Fanno più strepito di noi e dell’uragano.

 

Così, poiché, gli accadimenti della vita sono magici, quasi quanto la magia posta in essere da Prospero nell’opera di Shakespeare, dalla visione di un film, si è passati alla lettura di un libro, che ci ha riportato alla memoria innumerevoli suggestioni ed esperienze vissute e sogni sognati, e infine alla visione di una mostra , tutti eventi legati tra loro dal tema della Tempesta.

La mostra in questione si terrà a partire da domani, 16 dicembre presso i locali del Centro Sperimentale Mauro Manca in Via Pompeo Calvia 1, a Sassari. Il titolo della mostra è, appunto

Tempesta Imminente

di seguito due foto scattate durante l’allestimento:

 

 

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