La stoffa dei sogni

In programmazione  al Cinema Auditorium di Via Monte Grappa a Sassari, il film La stoffa dei sogni di  Gianfranco Cabiddu.

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Esempio di cinema che prende ispirazione e si costruisce su ritmi e linguaggi teatrali e poetici. Il regista stesso ha affermato di voler, con questo suo film, rendere omaggio a Eduardo De Filippo e alla sua “L’arte della commedia”, dove il capocomico presta persino il nome al capocomico della compagnia di naufraghi sull’isola-carcere del film.

Ma gli omaggi letterari non finiscono qui, infatti l’ambizione della compagnia teatrale ricomposta dopo l’improbabile approdo sulle coste di un’isola senza nome, nella quale tutti noi sardi riconosciamo l’Asinara, è proprio quella di rappresentare, anche dietro richiesta del direttore burbero e malinconico del carcere, La tempesta di Shakespeare.

E, si sa, i grandi della Letteratura, del Teatro, della Poesia trattano temi universali dell’umanità alla quale tutti apparteniamo, non usano incomprensibili  linguaggi lontani dalle nostre realtà, bensì parlano innanzitutto al nostro intuito, alle nostre emozioni, a tutto quanto ci rende, appunto, umani.

Con questi ingredienti, e con molti altri, ovviamente, Gianfranco Cabiddu ha realizzato un film bello da vedere; parla di noi come esseri umani ma parla di noi come sardi.

L’isola, innanzitutto, costantemente presente con il suo mare, i suoi cieli, la sua bassa vegetazione mediterranea:

 

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le foto non sono foto del film, ma certo sono del mare e dei cieli della Sardegna; così come nella rappresentazione filmica l’isola che abbiamo potuto riconoscere non aveva nome, queste foto rappresentano anch’esse con i loro simili caratteri, l’isola da noi riconosciuta.

MIRANDA : Se con la vostra Arte, mio carissimo padre,

Avete gettato le acque selvagge

In questo fragore,

Ora calmatele. Sembra che il cielo

Voglia rovesciare fetida pece

Ma il mare

Montando fino alle guance delle nubi

Spegne il fuoco.

Oh, come ho sofferto

Con quelli che vidi soffrire!

Una splendida nave

(Che certo aveva dentro nobili creature)

Tutta a pezzi.

Ah, come quel gridare

Mi ha battuto il cuore.

Povere anime, tutte perdute.

Se avessi avuto il potere di un dio

Avrei sprofondato il mare nella terra

Prima che s’ingoiasse il bel veliero

Con il suo carico di umani.

PROSPERO  Calma. Non aver più paura.

Dì al tuo cuore pietoso

Che non è stato fatto nessun male.

 

E questo è Shakespeare nella scena seconda del primo atto de La tempesta, nella traduzione di Agostino Lombardo per Garzanti, 1976.

Miranda è il nome della figlia del direttore del carcere e il suo ruolo sembra ritagliato sulle caratteristiche che emergono da queste poche battute.

Gli attori del film che recitano per mettere in scena gli eroi shakesperiani sconfiggono i confini tra realtà e sogno, costringendoci, nello stupore, nella meraviglia a occuparci delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti. Funzione del teatro cara tanto a Eduardo De Filippo quanto, tanto prima di lui, a William Shakespeare.

Gianfranco Cabiddu ci regala un sogno suo, personale, ricco delle perle e delle pietre preziose della nostra esperienza di esseri umani.

 

 

 

 

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