Donne, pazze, sognatrici, rivoluzionarie…

DSCN3988Non sempre i progetti, di qualsiasi tipo essi siano, nascono con la certezza assoluta riguardo alla loro realizzazione. Questo è nato senza nessuna certezza, anzi, con un’infinità di dubbi rispetto a promotori, partner, collaboratori, scopi e risultati. Nonostante tutto però, è andato avanti coinvolgendo un numero sempre più grande di persone, affrontando e scavalcando ostacoli che all’inizio apparivano insormontabili, e ponendo le basi per future collaborazioni e realizzazioni. Forse tutto questo dipende dal fatto che ogni progetto, come ogni biblioteca non è altro che un organismo vivente in continuo cambiamento e in continua crescita.

Abbiamo individuato le librerie, le abbiamo contattate, abbiamo preso gli accordi necessari, ampliato il progetto a comprendere una breve esperienza di alternanza Scuola Lavoro, abbiamo coinvolto le classi nella realizzazione delle locandine di pubblicizzazione dell’evento e abbiamo contattato un autore.

Un autore, non in testa alle classifiche dei best sellers, ma con una grande quantità di cose da raccontare. Il titolo del suo libro  Donne: pazze, sognatrici, rivoluzionarie… ben si adatta a questo tempo nel quale l’universo del potere maschile non ha smesso, semmai tenta di riprendersi il perduto, di controllare, troppo spesso con la violenza, il mondo del femminile al quale crede di essere del tutto estraneo e dal quale tenta in tutti i modi di differenziarsi.

Non solo in Italia, assistiamo quotidianamente a violenze impensabili contro le donne, a discriminazioni più o meno profonde; quotidianamente siamo testimoni di linguaggi violenti e sessisti, battute che spesso nascondono una mentalità che è anch’essa il risultato di incultura, di pregiudizi e convinzioni sulla distinzione dei ruoli, assimilati del tutto acriticamente. A volte, la leggerezza con la quale alcune battute vengono pronunciate sul ruolo femminile, denuncia la superficialità con la quale si affronta la propria e la vita altrui. Anche la paura per un essere diverso dal proprio gioca un ruolo importante nell’esplosione di atteggiamenti violenti, di rifiuto e, nei casi peggiori, di distruzione.

La possibilità di riflettere su figure femminili diverse, poco conformi al modello perseguito dai vari poteri dei vari paesi in diversi momenti della nostra storia, ci aiuta a capire meglio le possibilità insite in ognuno di noi, sia che noi si appartenga  all’universo femminile o a quello maschile. E’ questo lo spirito con il quale abbiamo letto e abbiamo presentato ai nostri studenti il libro di Milton Fernandez, sottolineando il fatto che l’energia alla quale attingere per modificare destini segnati sta in ognuno di noi e che le donne di cui parla il libro hanno trovato in se stesse l’amore, il coraggio, la forza per perseguire la dimensione alla quale ognuno appartiene ma che va svelata ed imparata nel tempo, che è quella di essere umano.

Come Milton Fernandez ci ricorda, nel racconto dedicato a Simone De Beauvoir:

«E’ stata lunga la strada. Lunga e faticosa.

“Se siamo uguali, saremo più liberi”, aveva scritto un giorno.

Quel parto, quella fuga dal guscio vischioso al quale era destinata per affrontare l’esistenza ad armi pari, in un mondo che forse non era pronto per consentirlo, era stata a volte devastante.

“La donna non nasce, si fa”.

Ma quanti pezzi persi per strada…

Ne era valsa la pena?

Chi lo sa.

Quello che sa, senz’ombra di dubbio, è che non avrebbe potuto viverla diversamente, la sua vita.

 

Le persone felici non hanno storia».

 

 

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