Sogni&Libri

 

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Sylvia Plath

 

A partire da due incontri realizzati presso la nostra biblioteca con una classe terza, in orario curricolare, con l’obiettivo di rendere più familiari gli studenti e le studentesse del nostro Liceo con i libri, la lettura, la conoscenza e le abilità che la consuetudine con la biblioteca crea, è nato il Progetto Sogni&Libri.

Il primo incontro del Progetto, nato come progetto interclasse, si è tenuto ieri pomeriggio. Le  classi coinvolte al momento sono due, dello stesso anno di corso, e gli insegnanti coinvolti sono passati da due a tre, due insegnanti curricolari e la docente bibliotecaria.

Progetto nato in biblioteca, dunque, da quell’universo di relazioni che ogni biblioteca è capace di realizzare tra i suoi utenti e tra di essi e il patrimonio documentale che essa protegge, conserva e diffonde, rendendolo fruibile e utile.

Un libro in particolare è servito da  stimolo all’intero processo:

di Paolo Maria Clemente, Imperfetto onirico: quando sognare diventa un viaggio consapevole, Armando editore, 2008,  qui una breve recensione del libro e qui il sito dell’autore.  Il caso ha voluto che Paolo Maria Clemente sia anche insegnante del nostro Liceo, così che le nostre giovani allieve, profondamente interessate al tema del sogno, così come richiede l’età e l’attrazione verso quello che dal mistero quotidianamente ci chiama, facciano a gara per accaparrarsi l’unica copia dell’opera posseduta dalla biblioteca. Giustificazione alla mancata restituzione del testo addotta da una delle studentesse è stata che la lettura era finita ma i dubbi e le domande che l’argomento aveva suscitato in lei erano numerosi e aspettavano una risposta dal suo autore.

In questo piccolo resoconto sta la genesi del Progetto e la dimostrazione che, come vado ripetendo in questi giorni, la biblioteca è tutto fuorché spazio chiuso, lontano dal rumore e dagli sguardi del mondo, la biblioteca è generatrice di relazioni, la biblioteca è anche Sogno, il sogno di una biblioteca perfetta, completa, ricca, ordinata, frequentata, curata, protetta, accogliente, senza difese, perché immagina che non si debba difendere da nulla e da nessuno (eccolo il Sogno), non può non venire in mente a questo proposito il bel libro di Alberto Manguel dove si immagina la biblioteca e anzi si descrivono i diversi tipi di biblioteca esistiti, nella realtà o nella letteratura e allora se si andrà a cercare si troverà la biblioteca come mito, come ordine, come spazio, come potere, come ombra, come forma, come caso, come laboratorio …                 (Alberto Manuel, La biblioteca di notte, traduzione di Giovanna Baglieri, RCS Libri, 2007)

Di seguito la bibliografia sul sogno sulla quale si è lavorato:

 

BIBLIOGRAFIA

RELATIVA AL PRIMO INCONTRO,

TENUTOSI IL 31/03/2016,

DEL PROGETTO

SOGNI&LIBRI

Saggi:

Artemidoro, Il libro dei Sogni, a cura di Dario Del Corno, Adelphi edizioni, s.d.; (Artemidoro nacque ad Efeso – Grecia – nel II secolo dopo Cristo);

Lucrezio, La Natura, a cura di Francesco Giancotti, Garzanti, 2012; (Lucrezio fu poeta e filosofo latino vissuto tra il 90 e il 50 avanti Cristo); nella sua opera De rerum natura, il sogno viene principalmente affrontato nel Libro IV, nei versi che vanno dal 755 al 1036);

Ippocrate, Scritti scelti, Orsa Maggiore editrice;

“Colui che abbia raggiunto una conoscenza corretta intorno ai segni che si presentano nel sonno, troverà che essi hanno una grande importanza relativamente ad ogni cosa. L’anima infatti quando il corpo è sveglio è al suo servizio e, dividendosi in molti compiti, non è mai in se stessa ma dedica ogni parte di sè ad ogni facoltà di quello, all’udito, al tatto, al camminare, ad attività dell’intera persona: l’intelligenza non è mai padrona di se stessa. Ma quando il corpo riposa, l’anima si desta e si muove, governa la propria casa e compie da sola tutte le azioni del corpo. Questo infatti quando dorme non percepisce mentre essa, essendo sveglia, conosce ogni cosa, vede ciò che è visibile, ode ciò che è udibile, cammina, tocca, soffre, riflette, nel piccolo spazio ove essa ha sede; quante sono le funzioni del corpo e dell’anima, tutte essa le adempie durante il sonno. Chi dunque sa discernere ciò correttamente conosce gran parte del sapere. Per quanto riguarda i sogni che sono di provenienza divina e che preannunciano a città o a privati mali o beni, vi sono degli interpreti che possiedono l’arte di spiegarli; per quanto riguarda invece quegli stati patologici del corpo che l’anima preannuncia, eccessi di pienezza o di vuoto di sostanze naturali o mutamento verso stati anormali, essi li interpretano sì, ma talvolta con successo, talaltra erroneamente e in nessun caso conoscono il perchè di quanto avviene nè quando colgono il vero nè quando sbagliano: essi si limitano a raccomandare di prendere delle precauzioni per evitare un male. Non insegnano invece in che modo bisogna prendere tali precauzioni, ma invitano soltanto a pregare gli dèi; pregare gli dèi è buona cosa ma, pur rivolgendosi agli dèi, bisogna anche aiutarsi.” da: Le opere di Ippocrate, a cura di Mario Vegetti, Utet ed.;

Elio Aristide, Discorsi Sacri, Piccola Biblioteca Adelphi, 1984,

Questo libro è «la prima e unica autobiografia religiosa che il mondo pagano ci ha lasciato» (Dodds), ma anche in certo modo il primo caso clinico che conosciamo, documentato dal paziente stesso. Tutta la vita di Elio Aristide ruota infatti intorno a un male psichico, mutevole e insidioso. E al tempo stesso intorno alla divinità che salva dal male: Asclepio. Nel santuario del dio, a Pergamo, si compiva il rito dell’incubazione: il paziente andava in quel luogo a sognare, e l’intervento guaritore del dio avveniva appunto nel sogno. Si creava così una sacra intimità fra il paziente e Asclepio. Da essa è dominata tutta la vita di Aristide: questo abile e fecondo retore, sempre oscillante fra la minuziosa ossessività nevrotica e la maestà sciamanica, ha scelto, per raccontare la storia della sua anima, una forma tortuosa, in un perpetuo intreccio fra sogni risanatori ed eventi perturbanti: intreccio di cui è superfluo sottolineare la sconcertante modernità. E un’altra sensazione ci colpisce subito in questo testo: mai avevamo avuto l’impressione di calarci così profondamente nella vita quotidiana di uno scrittore dell’antichità classica. A lungo trascurati per la loro eccessiva stranezza, questi Discorsi sacri, che risalgono al secondo secolo dopo Cristo, epoca della suprema fioritura dell’Asclepieo di Pergamo, vengono oggi riscoperti e rivendicati quale «documento unico, e uno dei più notevoli del mondo antico» (Festugière), dal risvolto di copertina;

Aristotele, Opere 4, Della Generazione e della corruzione, dell’Anima, piccoli traqttati di Storia Naturale,Biblioteca Universale Laterza, 8a edizione: 2007,

Aristotele il cui pensiero ha improntato la concezione filosofica fino ai giorni nostri, nasce nel 384 a.c. a Stagira in Macedonia. Allievo di Platone, si interessò prevalentemente di scienze empiriche, in un percorso che, procedendo dal mondo trascendente delle idee ad un esplicito naturalismo, lo portò ad interessarsi di medicina, scienze matematiche ed astronomiche.

La sua visione di anima cui dedica un’intera opera ( De Anima) riflette questa impostazione razionale: l ‘anima è qualcosa di profondamente congiunto al corpo, una sorta di soffio vitale che ne determina le funzioni, ma che non lo trascende, di conseguenza, con la morte del corpo, anche l ‘anima si annulla.

Da questa concezione di anima discende il suo concetto di psiche individuale e di sogni, non più considerati messaggi degli Dei o del mondo dell’aldilà, ma strettamente legati all’individuo, la cui manifestazione segue un percorso dall’interno all’esterno che ne rende palese l’ origine naturale e non divina.

Poiché, in generale, anche alcuni animali oltre l’uomo sognano, i sogni non possono essere mandati da dio, e non esistono in vista di tale scopo: sono quindi opera demoniaca, perché la natura è demoniaca, non divina ( Aristotele-Dei sogni ).

Nei sogni, come prima di lui Ippocrate, Aristotele notò una ripetizione degli avvenimenti vissuti nella giornata e, come Ippocrate, si concentrò sulle sensazioni fisiche e corporee che potevano far presagire l’insorgere di malattie, notando anche la correlazione tra movimento dei bulbi oculari e sogni che diverrà oggetto di attenzione e studio 2000 anni più tardi.

Il grande apporto di Aristotele sta nell’aver considerato i sogni come funzioni attribuibili ad un bisogno reale e che hanno origine all’interno dell’uomo. L’unico ruolo profetico che è loro attribuibile riguarda i sogni e le apparizioni in punto di morte: momento in cui le facoltà razionali invece di diminuire si intensificano e l’anima si raccoglie in se stessa, per cui la divinazione può sopraggiungere come una sorta di pienezza ed espansione delle capacità razionali, riguardanti esclusivamente la natura dell’animo umano.

 

Agostino, Le confessioni, I Classici del Pensiero, Mondadori, (in Agostino i sogni dimostrerebbero la presenza di parti dell’anima umana non educate e non educabili alle quali però non sarebbe utile rinunciare (oltre che impossibile) poiché la tentazione che esse rappresentano servirebbe all’uomo per rafforzare la propria volontà);

 

Gerolamo Cardano, Sul Sonno e sul Sognare, Saggi: Marsilio Editori,

Il titolo completo dell’opera, pubblicata per la prima volta nel 1562, è Synesiorum somniorum omnis generis insomnia explicantes libri IIII, [Quattro libri che spiegano tutti i tipi di “insomnia” trattati nel libro di Sinesio “Sui Sogni”]. Il riferimento al libro di Sinesio è dovuto in parte al taglio “spirituale” di quest’opera, ma più probabilmente è stato determinato da ragioni prudenziali nei confronti della Chiesa. Sinesio di Cirene era infatti un pio vescovo, apprezzato dai Padri della Chiesa per le sue Omelie, che oltre a tutto richiamava molto da vicino Sant’Ambrogio per essere stato anche lui eletto vescovo per acclamazione popolare a sorpresa (nel 410 d.C.) pur essendo un laico. Mettendosi al riparo dietro Sinesio, Cardano cercava così di evitare i sospetti della Chiesa e toglieva nello stesso tempo dall’imbarazzo il giovane Carlo Borromeo al quale il libro era dedicato.

Il succo della teoria dei sogni è esposto nei primi quindici capitoli del libro I (pp. 27-77). E’ un’esposizione molto analitica, condotta con una logica molto serrata, quasi da ingegnere, della quale il Cardano si vanta dicendo che si tratta della prima sistemazione esauriente dell’argomento. In seguito l’opera assume un carattere più enciclopedico enumerando esempi su esempi, diventando cioè una specie di manuale di consultazione per coloro che intendono avventurarsi nella difficile arte dell’interpretazione dei sogni.

Lo schema dell’intera opera è il seguente:

Libro I, capp. I-XV, teoria generale

Libro I, dal capitolo XVI in poi, significato delle cose viste in sogno (ad esempio, piante, animali, cibi, vesti, morti, case, città, persone conosciute o sconosciute, viaggi, ecc.)

Libro II, tipi di sogni (oscuri, incompiuti, terribili, ricorrenti, perfetti, ecc.)

Libro III, tipi di sognatori (ricchi o poveri, sposati o celibi, con figli o senza figli, maschi o femmine, sani o malati, ecc.)

Libro IV, raccolta di esempi di sogni del secondo, terzo e quarto genere. Sogni di Cardano e loro interpretazione.

 

Dong Yue, Il sogno dello scimmiotto, Marsilio, 1992,

 

La scimmia è uno degli animali-chiave dell’universo letterario e mitologico cinese; presente in cicli di leggende, nella tradizione religiosa e popolare, assurta tra le divinità, oggetto di culto fino ai nostri giorni, essa ha esercitato e continua a esercitare un fascino indiscutibile nell’immaginario del popolo e degli intellettuali della Cina.
Il Sogno dello Scimmiotto, scritto nel 1640, prende spunto da una delle più famose opere della letteratura cinese, Il viaggio in Occidente di Wu Cheng’en (1500,1582), ispirata a sua volta a un fatto reale, l’avventurosa spedizione in India del monaco Xuanzang alla ricerca di testi buddhisti. Su Xuanzang, sul suo viaggio e sui leggendari suoi compagni, tra i quali il più famoso è appunto lo Scimmiotto, fiorì una grande tradizione orale e scritta. In questo romanzo, che lo vede protagonista, lo Scimmiotto sembra assommare in sé tutte le qualità complesse e contradditorie dell’archetipo: è insieme animale uomo demone dio. E il suo viaggio pieno di peripezie tra il meraviglioso e il verosimile, è un viaggio allegorico che si configura come uno smarrimento della mente e del cuore e un conseguente, faticoso camminoverso l’illuminazione. Il travagliato pellegrinaggio verso la salvezza e la verità diventa però anche un’esplorazione profonda della psiche, che tradisce un’inquietudine esistenziale e un malessere morale molto vicini alla sensibilità moderna. Avventure picaresche e fantasie erotiche, frammenti di storia e satira politica, massime moralistiche, metafore, allegorie, segnano le tappe di una ricerca che può essere letta e interpretata anche come un viaggio all’interno dell’io;

 

Nemkhai Norbu, Lo Yoga del sogno e la pratica della luce naturale, Astrolabio Ubaldini Edizioni, 1993,

In questo libro Namkhai Norbu presenta i metodi per guidare gli stati onirici seguiti nella tradizione Dzog-chen, dove sono impiegati per sviluppare una maggiore consapevolezza al fine di raggiungere l’illuminazione.

Lo stato della luce naturale è il periodo che inizia quando ci si addormenta e termina quando la mente comincia a funzionare di nuovo, nel sogno. Durante questo periodo, con la pratica corretta dello yoga del sogno, secondo i praticanti del Tantrismo è possibile incontrare la ‘luce madre’ e, come nello stato intermedio del bardo, ottenere la liberazione;

 

Harvey de Saint Denis, I sogni e il modo di dirigerli, Phoenix edizioni, 2000

A soli tredici anni il marchese Hervey de Saint-Denys cominciò ad annotare minuziosamente i suoi sogni e a disegnarne le immagini fino a riempire 22 album relativi a 1946 notti. Convinto della possibilità di gestire la propria volontà anche durante la fase onirica, ideò un sistema per darsi suggestioni prima di addormentarsi riuscendo ad ottenere i cosiddetti “sogni lucidi” o consapevoli. Anni di approfondimento, analisi e riflessioni lo portarono a considerazioni e ipotesi di lavoro che hanno interessato per decenni numerosi studiosi. Questo ampio e avvincente resoconto è stato pubblicato nel 1867 e per oltre un secolo ha costituito un materiale di studio tra i più interessanti e citati sul sogno (ne discusse tra gli altri anche Freud).

 

Emanuel Swedenborg, La zona grigia di Minerva, Ponte alle Grazie,

La produzione dello Swedenborg scrittore è vastissima e multiforme. Da essa può essere dedotta una dettagliata documentazione e tutta una serie di spunti che consentono di seguire da vicino la vera e propria crisi mistica che a partire dal 1744 travolse letteralmente questa figura di illustre scienziato, sconvolgendone gli schemi mentali e conoscitivi e mettendo a dura prova le sue stesse certezze teologiche. Questa antologia si compone di una ricchissima scelta di brani particolarmente significativi in tale ottica e capaci di offrire uno spaccato del compesso sistema di pensiero swedenborghiano. Al centro di tutto c’è l’uomo, con le sue due realtà, naturale e spirituale, ed intorno a lui l’Universo intero, i Cieli e gli Inferni, si strutturano in società angeliche, Corrispondenze simmetriche, perenni e dilanianti scontri fra bene e male. Non possono nn colpire le affermazioni sulle molte Terre dell’Universo tutte ugualmente abitate da uomini; sulla ragione che ha fatto perdere all’uomo la primitiva innocenza, condannandolo a una radicale ipocrisia che gli impedisce perfino di riconoscere la propria indole; su un aldilà in perenne attività e mutamento, dove gli spiriti stessi scelgono per intima affinità le pene dell’Inferno e le gioie del Cielo. E Swedewnborg, con i suoi sogni e le sue visioni, ha lasciato inequivocabilmente segni indelebili non solo nella teologia, ma anche nella cultura letteraria dell’Ottocento e del Novecento: da Kant a Balzac, dalla Barrett Browning a Coleridge, da Poe a Valéry, da Borges a Jung, molti illustri personaggi hanno conosciuto, apprezzato e messo a frutto l’opera di questo originale mistico, che Goethe definì il “venerabile veggente della nostra epoca, sapiente pensatore della fede teologica e naturalistica”;

 

Sigmund Freud, L’interpretazione dei sogni, qualsiasi edizione recente; (Sigmund Freud è stato neurologo e psicoanalista austriaco nato nel 1856 e morto nel 1939. Fondatore della Psicoanalisi);

  1. G. Jung, L’analisi dei sogni, Bollati Boringhieri,

Con la scoperta, da un lato, dell’inconscio collettivo e delle sue strutture costitutive, gli archetipi, e, dall’altro, del processo di individuazione, della funzione prospettica dei sogni e del principio di sincronicità, Carl Gustav Jung non ha solo ampliato i confini della psicologia del profondo, oltre l’orizzonte della psicoanalisi freudiana, annettendo all’indagine territori inesplorati. Ha proposto ai suoi contemporanei, e a tutti noi, un modello inedito di vita umana integra, totale e aperta all’infinito: un modello con cui è chiamato a confrontarsi anche chi non condivida le ipotesi teoriche che sono alla sua base;

 

  1. G. Jung, La psicologia del sogno, Bollati Boringhieri,

Qual’è la concezione junghiana dei sogni? Gli studi sui sogni condotti da Carl Gustav Jung portarono alla nascita di nuove teorie che si distaccavano parecchio da quelle Freudiane.

Secondo Jung il sogno non poteva essere solo un “appagamento camuffato di un desiderio nascosto” ( Freud ) , ma era qualcosa di più complesso: i sogni erano indipendenti sia dalla nostra volontà sia dalla nostra coscienza. Secondo lo scienziato gli oggetti e le persone di un sogno non erano sempre investiti di un desiderio ( sessuale o non ) mancato.

Altro nodo fondamentale che il dottor Gustav volle sciogliere fu quello di invalidare la teoria freudiana del “travestimento”. Sigmund Freud affermava che nei sogni ogni persona o oggetto è il travestimento di un’ altra, la quale viene investita di un’ aura sessuale. Durante un seminario tenuto nel 1928, Jung contrasta questa teoria proponendo l’ esempio di una paziente che aveva sognato il proprio medico di famiglia (dr Jones).

Seguendo l’interpretazione di Freud si dovrebbe spiegare il sogno affermando che il dottor Jones è un travestimento del dottor Jung, ciò però non spiega il perché l’ inconscio abbia dovuto ricorrere a questo travestimento anziché mostrare l’ immagine diretta di Jung. Freud avrebbe concluso che la paziente ha sognato il dottor Jones a causa di fantasie legate al dottor Gustav, e essendo queste problema di vergogna per la paziente per l’ inconscio sarebbe meglio sognare un altro dottore.

Jung afferma che questa teoria potrebbe spiegare il sogno, ma perché l’ inconscio dovrebbe nascondere l’ immagine del proprio analista in un’ altra persona? Jung asserisce che l’ inconscio ha mostrato il dottor Jones e non Jung e in contraddizione rispetto alla teoria freudiana l’ inconscio dice ciò che vuole dire: “La verità inoppugnabile è che l’ inconscio ha parlato del dottor Jones e non ha detto una parola del dottor Jung” (Jung).

Jung continuando con la sua esposizione dimostrativa dichiarando che: “se la natura produce un albero, è un albero, non un errore per un cane. Allo stesso modo l’ inconscio non si traveste […]”( Jung ). La teoria del travestimento continua Jung è da attribuirsi alle pazienti di Freud, le quali riempiono la mente dell’analista, troppo influenzato; “questi dinamismi desiderosi delle donne sono fonte di errore per il medico” (Jung).

Per quanto riguarda l’interpretazione, Jung sviluppò anche una sua definizione di oggettivo e soggettivo. Quando ci troviamo nell’ambito dell’interpretazione a livello soggettivo è perché nel sogno sono presenti elementi che possono essere ricondotti al soggetto stesso, ovvero “le figure del sogno sono certi aspetti della personalità del sognatore” ( Jung ). Nell’ interpretazione oggettiva il protagonista del sogno è casuale e questo è l’ immagine di un’ altra cosa o persona, ma ciò non ha nulla a che vedere con la teoria del travestimento di Freud. Infatti approfondendo il pensiero di Jung si capisce che il contenuto di un sogno, seguendo l’ interpretazione a livello oggettivo, viene scomposto per essere visto nelle sue più parti che rimandano a elementi esterni al soggetto. Bisogna sottolineare che le due modalità di interpretazione sono entrambi necessarie per arrivare alla spiegazione totale del sogno, sono una la complementare dell’ altra. Il problema nasce quando in una interpretazione intervengono le mani dell’ analista, creando una tensione tra il sogno e la sua spiegazione. Per riuscire a sciogliere questa tensione che si crea l’emerito psicologo dice: “Dobbiamo maneggiare i sogni con sfumature, come un lavoro di arte, non logicamente o razionalmente, come uno può dare un giudizio”. (Jung).

Jung inoltre elaborò una propria teoria sulla libido: la libido, diversamente dalla concezione freudiana, viene intesa come una spinta vitale che non deve essere confusa con la semplice pulsazione sessuale, ma come un’ energia psichica che caratterizza l’ uomo. Freud invece sostiene che la libido è un energia di tipo sessuale che investe allo stesso modo sia gli oggetti più disparati sia le persone.

Un ulteriore concetto che Jung sottolineò nei suoi scritti riguardava il materiale dei sogni. Il sogno è indipendente dal soggetto o dalle impressioni che questo ci può suscitare; un esempio proposto dallo psicologo fu la sua esperienza in Africa, durante la quale nonostante le incredibili scoperte e gli incredibili incontri fatti nel continente non sognò mai il paese o uno solo dei suoi abitanti. Jung arrivò così alla conclusione che l’ inconscio è indipendente, facendo in modo che i sogni siano indipendenti dalla nostra coscienza, quindi si può concludere con la tesi di Jung: “i sogni sono puramente oggettivi”;

Strephon Kaplan-Williams, Il potere dei sogni, Xenia, 1993,

Viaggiare nei sogni per risvegliarsi alla vita: perché l’io possa liberarsi dei conflitti e servire la Fonte da cui i sogni provengono.

All’origine del viaggio: gli Archetipi L’io, l’Inconscio e la Fonte dei sogni I sette modelli base del lavoro sui sogni Sogni e guarigione: una via verso il Sé.

S. Kaplan-Williams è stato tra gli studiosi più recenti annoverati in questa bibliografia, l’unico ad aver esplicitamente criticato il sogno lucido, in quanto “vizierebbe” l’io del sognatore, consentendogli di sfuggire ai pericoli anziché affrontarli.

 

Il tempo del sogno: miti australiani, Mondadori, 1991,

Nella mitologia aborigena australiana, il Tempo del Sogno (o Mondo del Sogno) (in inglese Dreamtime, the Dreaming, the Law, ovvero “era dei sogni” “il sognare” e “la legge”) è l’epoca antecedente alla creazione (o alla formazione) del mondo. Esso è al contempo elemento comune e unificante delle numerose e diverse tradizioni culturali aborigene, sviluppatesi nelle diverse regioni del continente, e giustificazione mitica delle differenze fra di esse, (da Wikipedia);

Carlos Castaneda, L’arte di sognare, BUR, 1993-2013,

 

«Negli ultimi vent’anni (1993) ho scritto una serie di libri sul mio apprendistato con uno Sciamano messicano, don Juan Matus, un indio Yaqui. In quei libri ho raccontato come egli mi abbia insegnato lo Sciamanismo, ma non ciò che noi intendiamo per Sciamanismo nel contesto del nostro mondo quotidiano, cioè l’uso sull’uomo di poteri che travalicano l’umano, o l’evocazione degli spiriti con incantesimi, amuleti o rituali che creino un effetto soprannaturale. Per don Juan la stregoneria era l’atto di incarnare alcune speciali premesse teoriche e pratiche sulla natura e il ruolo della percezione nel plasmare l’universo intorno a noi. Seguendo i suggerimenti di don Juan, mi sono astenuto dall’usare una categoria propria dell’antropologia, lo Sciamanismo, per classificare la sua conoscenza. Ho sempre continuato a chiamarla come la chiamava lui: stregoneria. Tuttavia, a un più attento esame, mi sono accorto che chiamarla stregoneria rende ancora più oscuri i già oscuri fenomeni che egli mi aveva illustrato nelle sue lezioni.»

«Nei testi di antropologia, lo Sciamanismo è descritto come un sistema di credenze proprio di alcuni popoli originari dell’Asia settentrionale, diffuso anche presso qualche tribù indiana autoctona del Nordamerica secondo cui noi siamo circondati da tutto un mondo di invisibili, ataviche forze spirituali, buone e cattive; queste forze spirituali possono essere invocate o controllate dagli interventi degli iniziati che fanno da intermediari fra la dimensione del reale e del trascendente.»

«Don Juan era infatti un intermediario fra il mondo naturale della vita di ogni giorno e un mondo invisibile che egli non chiamava soprannaturale ma Seconda Attenzione. Suo compito come mio Maestro era rendermi accessibile la configurazione che gli Sciamani chiamano Seconda Attenzione. Nelle mie opere precedenti ho descritto il suo metodo d’insegnamento per raggiungere questo fine, e le arti magiche a cui mi iniziò, la più importante delle quali è chiamata l’Arte del Sognare. Don Juan sosteneva che il nostro mondo, da noi ritenuto unico e assoluto, non era che un componente di un insieme di mondi consecutivi, disposti come gli strati di una cipolla. Asseriva che, nonostante la nostra condizione dal punto di vista dell’energia ci consentisse di percepire solo il nostro mondo, noi avevamo tuttavia la capacità di penetrare in quegli altri; e si trattava di mondi reali, unici, assoluti e coinvolgenti quanto il nostro.»;

 

Stephen Laberge, Sogni coscienti, Armenia edizioni,

“Che funzione hanno i sogni? Possiamo capire il loro significato? Quali benefici possiamo trarne? Possono essere “programmati” e controllati? Fin dalle origini della storia, queste sono le domande che l’uomo si è posto. Oggi, con una intuizione che molti psicologi hanno considerato il primo importante passo avanti nello studio del sogno dopo Freud, l’autore rivela i risultati dei suoi cinque anni di studio sui sogni lucidi, la capacità, cioè, di essere svegli e consapevoli mentre si sogna. Questo volume dimostra che la facoltà di avere una coscienza sveglia durante il sogno può essere sviluppata e ci spiega come portare direttamente nella nostra vita di veglia le esperienze ottenute in sogno, per aumentare la creatività e la capacità di risolvere i problemi, per la nostra crescita e il nostro sviluppo personali e per il semplice piacere di creare e guidare i propri sogni ogni notte.”;

William C. Dement, Il sonno e i suoi segreti, Baldini e Castoldi, 2004,

Recenti studi hanno dimostrato che dormire bene è il fattore che, da solo, influisce più di ogni altro sulla nostra aspettativa di vita: più ancora della dieta, dell’esercizio fisico o degli aspetti ereditari. Nonostante questo, la cultura moderna è orientata più a ridurre il sonno che non a migliorarlo e proteggerlo, con conseguenze fisiche, emotive e psicologiche deleterie. L’autore di questo libro, noto studioso mondiale in tema di sonno, ha riassunto tutto quello che si deve sapere per vivere una notte di assoluto riposo. Analizzando i legami tra sonno e salute, spiega perché dormire poco e male influisce in maniera negativa sul sistema immunitario, sulla salute e sulla creatività e fornisce le sette regole d’oro per dormire bene;

  1. Mancia; S. Smirne, Il sonno e i suoi disturbi: Fisiologia, clinica e terapia, Cortina editore, 1985;

Siti e articoli relativi al Sogno su internet:

http://www.minding.it/

http://www.filosofia.rai.it/articoli/zettel-filosofia-in-movimento-sogno/15151/default.aspx

https://it.wikipedia.org/wiki/Sogno

 

Poesia e Narrativa:

Omero, L’Odissea, qualsiasi edizione. (il sogno delle oche fatto da Penelope nel Canto XIX narrato al mendico, travestimento sotto il quale si cela Ulisse stesso);

Fernando Pessoa, Il marinaio, traduzione di Antonio Tabucchi, Einaudi; (Fernando Pessoa fu poeta portoghese, nella sua opera molto presente e affrontato è il tema del limite tra realtà e sogno, tra ciò che attraverso i sensi giunge alla percezione e l’interpretazione che, attraverso l’anima individuale, si dà a ciò che accade);

Fernando Pessoa, Una sola moltitudine, Adelphi, 1979;

Samuel Taylor Coleridge, La ballata del vecchio marinaio, traduzione di Beppe Fenoglio, Einaudi; (1772-1834, fu poeta romantico inglese. Considerato insieme a William Wordsworth, fondatore del romanticismo inglese in poesia. La ballata seppure non direttamente collegata ai sogni ne ha tutte le caratteristiche di mistero, grandezza e irrazionalità, poiché da un realistico inizio si immerge in un racconto che appare interamente frutto del sogno.)

Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie, qualsiasi edizione;

B. Bandinu, Visiones,

Libro bilingue, (italiano e sardo), frutto di “una ricerca di sogni” raccolti nei paesi della Sardegna, racconta paure, desideri e aspirazioni rappresentati in una messa in scena che accompagna l’umanità nei sentieri delle tenebre, dove su Garriatore è l’incubo delle notti.
I sogni sono di solito senza patria e senza territorio, ma riecheggiano anche miti, riti, oggetti e pratiche di vita dei villaggi ai quali appartengono coloro che sognano.
Raccontare sogni è una pazzia, dice un proverbio sardo eppure alcune donne e pochi uomini sono destinati ad interpretare i sogni. L’acqua e la terra, il fuoco e l’aria, la biscia e il bue, la volpe e gli uccelli, gli elementi primigeni e gli animali ci raccontano nei sogni che cosa è accaduto e che cosa accadrà;

 

Saggi d’Arte sul Surrealismo e l’Arte Metafisica:

Patrick Waldberg, Surrealismo, Mazzota, 1967;

Mimmo Di Laora, catalogo mostra a cura di Gabriele Mandel e Lucio Saviani, 1995; (trovato per caso durante la catalogazione dei cataloghi di mostre d’arte. In esso vi è un’importante introduzione che ha come soggetto principale il tema del Sogno. Si sottolinea in essa come l’opera d’arte di Mimmo Di Laora abbia quale sorgente d’ispirazione e chiave d’interpretazione l’universo riguardante il sogno);

Joan Miró, 1893-1983, a cura di Janis Mink, Taschen, 1994; (fa parte di quel nutrito gruppo di artisti che dall’universo infantile e, apparentemente, non strutturato del sogno ha preso ispirazione e forza per la realizzazione di opere che hanno profondamente influito nella storia dell’arte occidentale);

Dalí: la retrospettiva del centenario, a cura di Dawn Ades, Bompiani, 2004;

Gabriele Crepaldi, Arte Moderna: 1900 – 1945: l’età delle avanguardie, Mondadori, 2005; (capitoli sul Surrealismo e sull’Arte Metafisica. Artisti: De Chirico, Carrà, Morandi, De Pisis, Sironi; Max Ernst, René Magritte, Salvador Dalí, Alberto Savinio, Victor Brauner, Oscar Dominguez, Yves Tanguy, Joan Miró);

Paolo Baldacci, De Chirico: 1888-1919, La metafisica, Leonardo Arte, 1997;

Sassari, 1 aprile 2016

a cura della biblioteca del

Liceo Artistico “Filippo Figari”

 

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